Appunti [poco ordinati] per il Simposio: museologia e comunicazione del congresso dell’ASSOCIAZIONE ANTROPOLOGICA ITALIANA e dell’UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA, Cagliari 16-19 settembre 2025
Accesso chiuso vs accesso aperto. Ovunque nel mondo si confrontano accesso chiuso vs accesso aperto. La disciplina giuridica è complicata dal fatto che i diritti sono territoriali (l’armonizzazione è solo parziale), si intersecano diverse tipologie di norme (di diritto privato e pubblico) e si moltiplicano le fonti normative di diverso livello (trattati internazionali, costituzioni, leggi, regolamenti di diversa natura, policy istituzionali e licenze contrattuali).
Il governo italiano verso l’accesso chiuso. Con riferimento ai beni culturali in pubblico dominio (privi di diritto d’autore), In Italia, mentre ci si muoveva verso l’accesso aperto, negli ultimi anni c’è una rinnovata tendenza (in particolare, dal 2022) a spingere verso l’accesso chiuso sulla base degli art. 107 e 108 del Codice dei beni culturali (d.lgs. 42/2004). Il bersaglio, in linea teorica, sarebbe la riproduzione e l’uso per finalità di lucro. Secondo i fautori dell’accesso chiuso, lo Stato avrebbe un potere di controllo esclusivo non solo sulle riproduzioni in loco, ma anche sulle riproduzioni delle riproduzioni (riproduzioni indirette: ad es., la riproduzione dell’immagine del bene pubblicata su Wikipedia). Tale potere è duplice: potere di valutare la compatibilità dell’uso con il carattere storico-artistico del bene e potere di chiedere un corrispettivo/canone in denaro. La ragione di questa spinta verso l’accesso chiuso starebbe nella prospettiva di ottenere denaro (redditività del patrimonio culturale) da reinvestire nella gestione dei beni secondo un modello giuridico che proviene dalla Francia. Tale prospettiva appare ancor più sorprendente rispetto ai beni culturali in ambito antropologico e zoologico. Si pensi ai reperti paleontologici: v. il caso della ricostruzione in 3D del cranio dell’Uomo di Altamura (Cass. civ., sez. VI, ord., 23 aprile 2013 n. 9757, in Foro it., 2013, I, 2846).
Argomenti contro l’accesso chiuso. Muovono contro l’accesso chiuso diversi argomenti. I principali sono i seguenti. (1)L’accesso chiuso è contro la democratizzazione della fruizione della conoscenza e la scienza aperta. Il preteso contrasto alla commercializzazione della cultura si scontra con la difficoltà di distinguere attività con finalità di lucro con attività con finalità culturali nonché con la contraddizione della politica statale di accesso chiuso (da una parte, si dice di voler contrastare o governare la commercializzazione da parte dei privati; dall’altra è lo stesso Stato a commercializzare: ad. es., attraverso canoni e corrispettivi per la riproduzione e le campagne pubblicitarie per la promozione turistica come Open to Meraviglia). Un potere censorio in capo allo Stato è estremamente rischioso, soprattutto in questo momento storico. A fare le spese dell’accesso chiuso è, prima tra tutte, l’attività di ricerca scientifica e insegnamento. (2)Il pretesto guadagno è inferiore ai costi di gestione del controllo esclusivo (v. Corte dei conti e dottrina: Massimo Fantini in Manacorda e Modolo 2023). L’idea dell’accesso chiuso gestito da Stati a sovranità nazionale territoriale (3)contrasta con l’idea del patrimonio culturale dell’umanità (v. il caso del ritratto del duca Francesco I d’Estedipinto da Velasquez ) nonché con la scarsa propensione di altri Stati a cedere sovranità (v. il caso Ministero della Cultura c. Ravensburger e in particolare Oberlandesgerichts (OLG) Stuttgart entschieden: Urt. v. 11.06.2025, Az. 4 U 136/24): https://www.lto.de/recht/nachrichten/n/oberlandesgericht-stuttgart-4u136/24-da-vinci-puzzle). La volontà di difendere a tutti i costi l’accesso chiuso crea confusione giuridica che provoca, a sua volta, (4)danni sistemici (il diritto all’immagine del bene culturale e la pseudo-proprietà intellettuale). L’effettività della (5)tutela dell’accesso chiuso è velleitaria (si pensi a una riproduzione effettuata dall’altra parte del mondo o alle innumerevoli riproduzioni che si possono trovare nelle bancarelle delle città come Roma, Firenze e Venezia).
Conclusioni. Come se ne esce?
a)Riformando la legge: cancellando, nell’art. 108 del Codice dei beni culturali, la restrizione relativa alla finalità di lucro per le riproduzioni fatte autonomamente e per gli usi conseguenti; rispetto alle riproduzioni effettuate dagli istituti culturali chiarendo che il potere di chiedere corrispettivi e canoni è in capo all’autonomia dell’istituto;
b)ricostruendo per via interpretativa un principio generale di pubblico dominio (inteso come spazio giuridico libero da qualsiasi forma di controllo esclusivo);
L’assalto dell’amministrazione Trump all’autonomia univertaria e alla libertà scientifica ha radici profonde, una di queste sta nelle iniziative portate avanti da anni dall’attivista di estrema destra Charlie Kirk assassinato il 10 settembre. Le iniziative di Kirk hano contribuito insieme a molti altri fattoria trasformare le scuole e le università in campi di battaglia (non solo in senso metaforico). In questo articolo del Guardian si ripercorrono alcune tappe dell’opera di Kirk. Tra queste merita attenzione la creazione nel 2016 di una Professor Watchlist, una lista nera di docenti universitari rei – a dire della stessa lista – di discriminare gli studenti conservatori e di propagandare idee di sinistra. La lista – ancora operativa – ha efficacemente funzionato come fomentatore di odio. Lo raccontano le testimonianze di alcuni professori finiti nella stessa lista.
La storia si ripete. L’Italia potrebbe ricordarsi, ad esempio, delle intimidazioni subite dai professori universitari invisi al fascismo. Penso, ad esempio, alle minacce di cui fu fatto oggetto, durante le sue lezioni universitarie, lo storico Gaetano Salvemini. Lo racconta in un bel libro Giorgio Boatti. Il libro si intitola “Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini“.
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Trib. Napoli, 15 febbraio 2000, De Filippo c. Altieri, in Foro It., 1996, I, 1426; Dir. Industriale, 1996, 410, nota di Mina
Tribunale Milano, 29/01/1996, in Foro it., 1996, I, 1426, con nota di A. Monti; in Giur. it. 1996, I,2, 749
Trib. Milano, 15 novembre 1995, Tamaro c. Soc. Comix, in Dir. Industriale, 1996, 407, nota di Mina
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L. 19 aprile 1925, n. 475, repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli e dignità pubbliche
– Roberto Caso, La società della mercificazione e della sorveglianza: dalla persona ai dati. Casi e problemi di diritto privato comparato. Seconda Edizione, Milano, Ledizioni, 2025, Capitoli 4 e 5, pagg. 67-88 (disponibile in Open Access all’URL: https://zenodo.org/records/15341282)
– Giovanni Pascuzzi, Il diritto dell’era digitale, VI ed., Bologna, Il Mulino, 2025
Calendario
Calendario (può subire variazioni)
Avvisi
Lezione 1 – Introduzione (in presenza)
Lezione 1: slide
Lezione 2 – Diritto comparato e tecnologia (registrata)
L. 19 aprile 1925, n. 475, repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli e dignità pubbliche
App. Bologna 24 settembre 2025, in Foro italiano, 2024, I, 3123 (dipinto di Diego Velázquez raffigurante Francesco I d’Este, custodito dalla Galleria estense di Modena)
Lezione 22 – Come si affronta un esame scritto 2 (Didattica integrativa)
Esercizi: simulazione della prova scritta
Lezione 23 – Conclusioni
Giovanni Pascuzzi, Il diritto dell’era digitale, VI ed., Bologna, Il Mulino, 2025, Parte IV
L. 19 aprile 1925, n. 475, repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli e dignità pubbliche
App. Bologna 24 settembre 2025, in Foro italiano, 2024, I, 3123 (dipinto di Diego Velázquez raffigurante Francesco I d’Este, custodito dalla Galleria estense di Modena)