Roberto Caso. Abstract: “Kate Crawford in un libro di qualche anno fa sosteneva che la c.d. Intelligenza Artificiale (IA) non è intelligente né artificiale, piuttosto è un registro del potere. Questa tesi è oggi ancora valida. Più in dettaglio, l’IA è un registro del potere dei monopoli intellettuali che fanno capo alle Big Tech. Può l’etica risolvere il problema della concentrazione del potere? La risposta è: no. In questa presentazione cercherò di argomentare le ragioni per le quali l’etica non può risolvere il problema della concentrazione di potere e di sostenere che il dibattito sul ruolo dell’etica nel campo dell’IA rischia di diventare una cortina fumogena o, come dice Daniela Tafani, uno specchietto per le allodole. Per contrastare la concentrazione del potere occorre riformare il diritto a cominciare dalla cancellazione o dalla limitazione della proprietà intellettuale che è uno delle leve del monopolio. Sul piano della soft law (codici etici, linee guida ecc.) occorre partire dalla domanda: chi e come controlla l’IA che viene utilizzata? L’esplorazione di alcune policy universitarie italiane e del Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti dimostra che questa domanda fondamentale è sostanzialmente ignorata”.
I dati svolgono un ruolo cruciale per la ricerca e il progresso della conoscenza. Ciò è vero anche nell’ambito medico e farmacologico, in cui si raccolgono enormi quantità di informazioni sulla sicurezza ed efficacia dei farmaci in varie fasi di sperimentazione. Durante il convegno verranno presentati i risultati del progetto PRIN 2022 CLIPKOS, offrendo un ventaglio di prospettive critiche circa l’interazione tra l’interesse privato al controllo esclusivo dei dati e l’interesse pubblico al libero accesso. Nel panorama geopolitico delineatosi negli ultimi anni, tali prospettive suggeriscono possibili soluzioni al problema della privatizzazione della conoscenza da parte dei grandi monopoli privati.
L’introduzione del libro, in corso di pubblicazione, che raccoglie la maggior parte dei risultati del progetto di ricerca CLIPKOS è disponibile qui.
Ballardini R. et al., Untapping Patents to Promote a European Right to Repair: From Exhaustion to Compulsory Licensing, in GRUR International, 74(12), 2025, 1–14, https://doi.org/10.1093/grurint/ikaf104
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Il diritto e la giustizia contro la forza bruta e stolta. Tratti antropologici che si ritrovano nella scienza.
Esistono due tipologie di scienza aperta. La prima, la vera scienza aperta, si basa sulla libertà intellettuale dell’uso pubblico della ragione e si pone alle fondamenta della democrazia interna ed esterna agli Stati. La seconda, la pseudo-scienza aperta, si fonda sulla proprietà intellettuale ed è asservita alla concentrazione di potere pubblico e privato.
Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi la vera scienza aperta ha avuto modo di affermarsi solo episodicamente e in chiave sovversiva, provando a calcare gli impervi sentieri della pace.
Mentre le società che abbiamo costruito negli ultimi decenni hanno deliberatamente favorito la concentrazione di potere pubblico e privato, quella stessa concentrazione che alimenta il capitalismo dei monopoli intellettuali sorveglianti e della guerra. In questo contesto la pseudo-scienza aperta può ben presentarsi come istituzionale e percorrere orgogliosamente i sentieri della gloria, anche se, prima di giungere alla tomba, contraddizioni laceranti non tardano ad affiorare. Lungi dall’essere mera speculazione teorica, la relazione ripercorre alcuni problemi della dialettica tra scienza aperta sovversiva e istituzionale che l’Associazione Italiana per la promozione della Scienza Aperta ha provato ad affrontare nei suoi primi dieci anni di vita.
La proprietà intellettuale si pone alla base dei monopoli intellettuali. I monopoli intellettuali sono antitetici alla scienza aperta intesa come pilastro di una società democratica. Ma a minacciare la scienza aperta non è solo la proprietà intellettuale tradizionalmente intesa (diritto d’autore e diritti connessi, brevetti per invenzione e marchi) ma anche la psedo-proprietà intellettuale (forme anomale di diritti di esclusiva) che punta al controllo di informazioni e dati sfuggendo al pur precario bilanciamento tra proprietà intellettuale e pubblico dominio. Per ripristinare le premesse giuridiche della scienza aperta il contrasto alla pseudo-proprietà intellettuale costituisce una sfida di fondamentale importanza.
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– Giovanni Pascuzzi, Il diritto dell’era digitale, VI ed., Bologna, Il Mulino, 2025
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Giovanni Pascuzzi, Il diritto dell’era digitale, VI ed., Bologna, Il Mulino, 2025, Parte seconda, Capitolo 4
Riferimenti normativi:
Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) GDPR, art. 17
L. 19 aprile 1925, n. 475, repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli e dignità pubbliche
Direttiva (UE) 2019/1024 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, relativa all’apertura dei dati e al riutilizzo dell’informazione del settore pubblico
D.lgs. 24 gennaio 2006, n. 36, Attuazione della direttiva (UE) 2019/1024 relativa all’apertura dei dati e al riutilizzo dell’informazione del settore pubblico che ha abrogato la direttiva 2003/98/CE
Letture:
Giovanni Pascuzzi, Il diritto dell’era digitale, VI ed., Bologna, Il Mulino, 2025, parte III, capitolo XV
Lezione 21 – Digitalizzazione del patrimonio culturalE: accesso chiuso vs. accesso aperto (in presenza)
App. Bologna 24 settembre 2025, in Foro italiano, 2024, I, 3123 (dipinto di Diego Velázquez raffigurante Francesco I d’Este, custodito dalla Galleria estense di Modena)
Lezione 22 – Dati di sperimentazione clinica e spazio europeo dei dati sanitari (in presenza)
L. 19 aprile 1925, n. 475, repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli e dignità pubbliche
App. Bologna 24 settembre 2025, in Foro italiano, 2024, I, 3123 (dipinto di Diego Velázquez raffigurante Francesco I d’Este, custodito dalla Galleria estense di Modena)