– 12.06.2026, L’impero colpisce ancora: monopoli intellettuali e IA alla conquista dell’Open Science, nell’ambito del webinar “Ricerca open access e intelligenza artificiale. A chi appartiene il lavoro cognitivo?”, h 15.00-17.00
A cura delle e degli studenti Serena Greco, Samuele Stefano (Università del Salento, Dipartimento Scienze Giuridiche, Corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza); Diletta Filoni, Giovanna Noia, Martina Quarta, Andrea Schito, Alessandra Vergari (Università del Salento, Dipartimento Studi Umanistici – Comunicazione, Media e Giornalismo, Corso di laurea magistrale in Comunicazione, media digitali e giornalismo)
Roberto Caso. Abstract: “Kate Crawford in un libro di qualche anno fa sosteneva che la c.d. Intelligenza Artificiale (IA) non è intelligente né artificiale, piuttosto è un registro del potere. Questa tesi è oggi ancora valida. Più in dettaglio, l’IA è un registro del potere dei monopoli intellettuali che fanno capo alle Big Tech. Può l’etica risolvere il problema della concentrazione del potere? La risposta è: no. In questa presentazione cercherò di argomentare le ragioni per le quali l’etica non può risolvere il problema della concentrazione di potere e di sostenere che il dibattito sul ruolo dell’etica nel campo dell’IA rischia di diventare una cortina fumogena o, come dice Daniela Tafani, uno specchietto per le allodole. Per contrastare la concentrazione del potere occorre riformare il diritto a cominciare dalla cancellazione o dalla limitazione della proprietà intellettuale che è uno delle leve del monopolio. Sul piano della soft law (codici etici, linee guida ecc.) occorre partire dalla domanda: chi e come controlla l’IA che viene utilizzata? L’esplorazione di alcune policy universitarie italiane e del Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti dimostra che questa domanda fondamentale è sostanzialmente ignorata”.
I dati svolgono un ruolo cruciale per la ricerca e il progresso della conoscenza. Ciò è vero anche nell’ambito medico e farmacologico, in cui si raccolgono enormi quantità di informazioni sulla sicurezza ed efficacia dei farmaci in varie fasi di sperimentazione. Durante il convegno verranno presentati i risultati del progetto PRIN 2022 CLIPKOS, offrendo un ventaglio di prospettive critiche circa l’interazione tra l’interesse privato al controllo esclusivo dei dati e l’interesse pubblico al libero accesso. Nel panorama geopolitico delineatosi negli ultimi anni, tali prospettive suggeriscono possibili soluzioni al problema della privatizzazione della conoscenza da parte dei grandi monopoli privati.
L’introduzione del libro, in corso di pubblicazione, che raccoglie la maggior parte dei risultati del progetto di ricerca CLIPKOS è disponibile qui.
30 settembre 2025. “[…] Io non ho nient’altro che il mio senso del dovere. Insieme, noi, il popolo degli Stati Uniti – tu ed io – abbiamo la nostra magnifica Costituzione. Qui di seguito si può leggere come funziona [la Costituzione] in questo specifico caso”.
Un giudice federale americano, chiamato a pronunciarsi sulla libertà di parola in un caso riguardante le azioni repressive dell’amministrazione Trump, così risponde a una cartolina contenente minacce nei suoi confronti.
La cartolina e la sua risposta sono riprodotte dallo stesso giudice in cima alla decisione.
Più in dettaglio, nella decisione del 30 settembre 2025 la Corte federale del distretto del Massachusetts nella persona del giudice William G. Young, nominato dal presidente Reagan, ha stabilito che l’amministrazione Trump ha violato il principio della libertà di parola fissato nel primo emendamento alla Costituzione americana. La decisione afferma che la libertà di parola protegge tutti: cittadini americani e non. La decisione ha determinato l’illegittimità di una serie di azioni intraprese dall’amministrazione Trump contro cittadini non americani in riferimento alle proteste pro-Palestina avvenute in diverse università americane.
Gli studi del liceo classico costituiscono una straordinaria palestra per allenare il pensiero critico. Chi parla ha frequentato il liceo Socrate di Bari durante gli anni ’80 vivendo una contraddizione che solo oggi appare chiara (e lacerante): da una parte, gli studi classici arricchivano lo strumentario dello spirito critico, dall’altra parte, la società neoliberale prendeva forma e spingeva verso l’individualismo e il disimpegno politico (era la generazione dell’edonismo reaganiano e dei paninari).
Uno dei doni degli studi classici di quegli anni fu lo stimolo a guardare la storia delle guerre in chiave interdisciplinare. Per comprendere le cause della guerra occorre guardare a diversi saperi: la filosofia (intesa anche nel senso di filosofia naturale, cioè di quel che oggi chiamiamo scienza), la letteratura, l’arte, l’economia, il diritto.
Facendo tesoro dell’allenamento all’esercizio del pensiero critico e della prospettiva interdisciplinare, si può oggi tentare di esplorare le connessioni che esistono tra pensiero neoliberale, capitalismo dei monopoli digitali e guerra.
Una letteratura ormai sterminata si interroga sulle cause della crisi delle democrazie liberali. Tra queste cause, figura l’incapacità o la mancanza della volontà di contrastare la concentrazione del potere privato e la contaminazione tra potere pubblico e privato (tema che concerne il conflitto di interessi). Negli ultimi 40 anni abbiamo assistito all’emersione del capitalismo dei monopoli (proprietà) intellettuali. In tutti i settori: agricolo, finanziario, farmaceutico e, soprattutto, digitale.
Siamo tornati a una situazione simile a quella che caratterizzò gli anni precedenti alla Seconda guerra mondiale durante i quali la concentrazione di potere di mercato servì da leva per gli apparati militari-industriali degli Stati totalitari, come la Germania nazista, che si preparavano a muovere guerra.
Oggi però chi muove guerra è un conglomerato di potere pubblico e privato che può far leva su un’arma di devastante potenza: la tecnologia digitale. Si pensi, per fare l’esempio più lampante, alla sorveglianza di massa operata dalle Big Tech.
Nel nuovo quadro geopolitico, l’Europa e l’Unione Europea possono e vogliono provare a difendere la democrazia liberale? A giudicare dalla politica del diritto concernente i monopoli digitali, la risposta è tristemente NO.
L’articolo si prefigge di ricostruire alcuni argomenti che sono stati mossi da più parti contro l’esclusiva dei dati clinici, una forma di pseudo-proprietà intellettuale riconosciuta alle imprese farmaceutiche che effettuano la sperimentazione clinica al fine di ottenere l’immissione nel commercio del farmaco.
L’esclusiva dei dati clinici ha una finalità anticoncorrenziale, ossia mira a proteggere l’impresa che ha ottenuto l’immissione nel commercio del farmaco dalla concorrenza del produttore del farmaco generico equivalente. Quest’ultimo se volesse a sua volta richiedere l’immissione in commercio del principio attivo del farmaco non potrebbe basarsi sulla sperimentazione clinica già effettuata dall’impresa che ha ottenuto per prima l’autorizzazione all’immissione in commercio, ma dovrebbe ripeterla, con tempi e costi enormi. Di fatto occorre aspettare che il termine dell’esclusiva spiri per procedere all’immissione nel commercio del farmaco generico con il principio attivo già testato.
Gli argomenti mossi contro l’esclusiva dei dati clinici servono da leva per un’analisi critica del diritto dell’Unione Europea.
Abstract in English
The article aims to illustrate some of the arguments that have been raised by various parties against the clinical trials data exclusivity, a form of pseudo-intellectual property granted to pharmaceutical companies that conduct clinical trials in order to obtain marketing authorization for a drug.
The data exclusivity has an anti-competitive purpose, i.e., it aims to protect the company that has obtained marketing authorization for the drug from competition from the manufacturer of the equivalent generic drug. If the latter wished to apply for marketing authorization for the active ingredient of the drug, it could not rely on the clinical trials already carried out by the company that first obtained marketing authorization, but would have to repeat them, at enormous cost and time. As matter of the fact, it is necessary to wait for the exclusivity period to expire before proceeding with the marketing of the generic drug with the already tested active ingredient.
The arguments against the exclusivity of clinical data serve as leverage for a critical analysis of European Union law.
– 05.02.2026, Open Access, Master in “Intellectual Property Valorisation for Knowledge Exchange & Impact” A.A. 2024/2025, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa