Teachers who use the problem-based approach to teach Intellectual Property (IP) Law face two challenges:
a) distinguishing between outputs generated by Artificial Intelligence (AI) and those resulting from human learning;
b) teaching students that the use of generative AI within the course must first address the question of who produces and distributes generative AI software, as well as the potential and, above all, the limitations in formulating and resolving legal problems drawn from IP cases.
The first challenge can be addressed by complementing the production of written assignments with extensive oral discussions based on the maieutic method.
The second challenge can be addressed by encouraging students to ask themselves who governs generative AI and by carrying out exercises based on a comparison between problems and solutions formulated by people and those formulated by various generative AI software programmes.
Roberto Caso, version 1.o, September 2026 [Italian version here]
Joseph Weizenbaum from MIT invented ELIZA, what today might be called the first chatbot. Released in 1966, that ran a script meant to mimic a first visit to the therapist. (MIT) – Fonte: https://www.cbc.ca/radio/quirks/eliza-chatbot-1.7459487
These short guidelines are intended for students on the modules I teach as part of university degree programmes at the University of Salento.
1. It must be assumed that Generative Artificial Intelligence (IAGen) is used on a daily basis by university students, including for the study of law.
A complete ban on its use is neither practicable nor helpful in understanding what IAGen is.
2. Students must be taught:
What GAI is;
Who develops and controls it;
What the ethical and legal implications of using this technology are;
What the benefits, risks and harms of using the technology are;
3. In the courses for which I am responsible, the teaching method is based on a case-based and problem-solving approach, within which students develop not only a thorough understanding of the subject matter, but also the skills and competences typical of a legal professional, such as formulating and resolving a legal problem, researching legal information, the ability to argue a legal thesis orally and in writing, the ability to build (and be part of) a community of knowledge.
Should a student choose – consciously and under the guidance of the lecturer – to use IAGen, they will do so after having learnt the principles set out in point 2. In consultation with the lecturer, they will explain how they have used IAGen.
Written and oral assessment of learning during the course and at the end (final examination) is designed to ensure that students are able to carry out sound legal reasoning independently – and without being replaced by a machine – as well as to develop critical thinking skills in relation to the law.
This page contains a number of links to useful sources for following the growing debate surrounding the use of IAGen for teaching and learning in higher education, with particular reference to law. We have deliberately chosen to include sources representing both an extremely critical stance, favouring a complete ban on its use, and a stance favouring the promotion of the beneficial use of this technology.
Roberto Caso, versione 1.0 (18 settembre 2026) [English version here]
Joseph Weizenbaum from MIT invented ELIZA, what today might be called the first chatbot. Released in 1966, that ran a script meant to mimic a first visit to the therapist. (MIT) – Fonte: https://www.cbc.ca/radio/quirks/eliza-chatbot-1.7459487
Queste brevi linee guida sono rivolte agli studenti degli insegnamenti di cui sono titolare nell’ambito di corsi universitari presso l’Università del Salento.
1. Occorre dare per scontato che l’Intelligenza Artificiale Generativa (IAGen) è usata quotidianamente dagli studenti dei corsi universitari, anche per l’apprendimento del diritto.
Il divieto assoluto d’uso non è né praticabile né utile alla comprensione di cos’è l’IAGen.
2. Occorre insegnare agli studenti:
Cos’è l’IAGen;
Chi la costruisce e la controlla;
Quali sono le implicazioni etiche e giuridiche dell’uso di questa tecnologia;
Quali sono benefici, rischi e danni dell’uso della tecnologia;
3. Negli insegnamenti di cui sono responsabile il metodo didattico è basato sull’approccio casistico-problematico nell’ambito del quale gli studenti sviluppano non solo un profondo sapere relativo alla materia oggetto di studio, ma anche abilità e competenze tipiche del giurista, quali la formulazione e soluzione di un problema giuridico, la ricerca delle informazioni giuridiche, la capacità di argomentare oralmente e per iscritto una tesi giuridica, la capacità di costruire (ed essere parte di) una comunità di conoscenza.
Nel caso in cui lo studente scelga – consapevolmente e sotto la guida del docente – di usare l’IAGen, lo farà dopo aver appreso le premesse elencate al punto 2. Nel confronto col docente dichiarerà quale uso ha fatto dell’IAGen.
La verifica scritta e orale dell’apprendimento durante l’insegnamento e al termine (esame finale) è finalizzata ad accertare che lo studente sia in grado di effettuare autonomamente – e senza farsi sostituire da una macchina – un ragionamento giuridico corretto nonché di maturare un pensiero critico sul diritto.
In questa pagina si trovano alcuni link a fonti utili a seguire il dibattito che sta crescendo intorno all’uso dell’IAGen per l’insegnamento e l’apprendimento in ambito universitario con particolare riferimento al diritto. Volutamente, si è scelto di raccogliere fonti che rappresentano sia un pensiero estramente critico incline al divieto assoluto dell’uso sia un pensiero incline a promuovere un uso proficuo della tecnologia.
A line of undead ‘zombies’ walk through a field in the night in a still from the film, ‘Night Of The Living Dead,’ directed by George Romero, 1968. (Photo by Pictorial Parade/Getty Images)
Il Bayh-Dole Act del 1980 è la legge americana che ha reso sistemica la possibilità da parte dei soggetti finanziati con fondi pubblici – innanzitutto, le università – di brevettare i risultati della ricerca scientifica. Ad esempio, i National Institutes of Health (NIH) finanziano una ricerca medica presso l’Harvard University. Quest’ultima può brevettare i risultati dello studio e decidere delle sorti del brevetto, cedendolo o dandolo in licenza a terzi o mettendolo a disposizione di un’impresa di derivazione accademica (spin-off o start-up). La legge ha rappresentato un modello neoliberale imitato da innumerevoli Paesi compresa l’Italia. Questo intervento intende formulare alcuni argomenti a favore di una tesi: il Bayh-Dole Act e i suoi meccanismi giuridici sono zombie (morti che camminano) giuridici. L’idea del trasferimento tecnologico mediante proprietà intellettuale come motore di un’innovazione tecnologica che prospera in un mercato concorrenziale globale corrisponde solo a una narrazione propagandistica. La realtà parla invece di meccanismi giuridici in cui potere pubblico (ora sempre più autoritario, bellicista, guerrafondaio) e potere privato (monopoli intellettuali) si intersecano e si mescolano per (provare a) conquistare la supremazia tecnologica di un Paese e delle sue Big Tech. Fin quando l’ordine occidentale (americano?) della globalizzazione ha retto, il modello giuridico del Bayh-Dole Act ha potuto godere del fascino cucitogli addosso dal racconto che ne esaltava le magnifiche sorti e progressive. Oggi, che l’ordine occidentale della globalizzazione si sta sgretolando sotto i colpi dell’amministrazione Trump e di altre aspirazioni imperialistiche, i brevetti universitari e gli altri meccanismi del Bayh-Dole Act sono attaccati, persino nella loro patria e da fronti politicamente opposti. Nonostante le molteplici critiche, i brevetti accademici e i loro sodali (spin-off e start-up accademici) non sono estinti. Si muovono aggressivamente per il mondo, divorando la scienza (libera) aperta e i beni comuni della conoscenza, accrescendo le disuguaglianze e rallentando l’innovazione, per compiacere gli interessi dell’economia di guerra: delle guerre commerciali e della “terza guerra mondiale a pezzi”, fatta di ferro e sangue.
J.L. Contreras, Chapter 14: Academic Technology Transfer (January 1, 2021). Jorge L. Contreras, Intellectual Property Licensing and Transactions: Theory and Practice (ver. 0.9, Cambridge Univ. Press, 2021, Forthcoming), Available at SSRN: https://ssrn.com/abstract=3772916
Roberto Caso (Università del Salento), Assassinio all’università: il mistero dei brevetti accademici e della terza missione
Abstract
Chi ha ucciso la libertà accademica e i beni comuni della conoscenza nell’università (cosmopolita)? Tra i principali indiziati figura la proprietà intellettuale. In questa indagine ci si metterà sulle tracce di una particolare forma di proprietà intellettuale: i brevetti accademici. Che i brevetti universitari strozzino la libertà e i beni comuni della conoscenza è un dato talmente scontato da essere riscontrato, a contrario, dalle giustificazioni di chi – come l’Istituto Mario Negri – ha scelto di rinunciare alla proprietà intellettuale. Meno scontato è il movente dell’assassinio. Perché distorcere la scienza aperta e libera in nome dei brevetti accademici? Non per arricchire economicamente l’università, visti i costi diretti e soprattutto indiretti della gestione brevettuale. “Per stimolare l’innovazione attraverso la nascita di start-up”, recita un mantra ricorrente nelle narrazioni che celebrano le magnifiche sorti e progressive del trasferimento tecnologico dall’università al mercato, divenuto uno dei cardini della terza missione. Eppure anche questo movente sembra, ad un’analisi più attenta, alquanto implausibile. L’obiettivo di stimolare l’innovazione tecnologica andrebbe esplorato ponendosi altre fondamentali domande. Prima tra tutte: l’innovazione tecnologica a favore di chi? Più esplicitamente e domesticamente: i brevetti delle università italiane avvantaggiano il sistema-Paese? Nel tentare di mettersi sulle tracce del sospetto omicida, questo intervento evidenzierà come i brevetti universitari non solo tradiscano la funzione di promozione della scienza libera e aperta, ma siano altresì intrinsecamente legati a un’economia di guerre commerciali e guerre in senso stretto. Lo dimostrano le motivazioni politiche e alcuni meccanismi giuridici del Bayh-Dole Act statunitense del 1980, riportati in auge dall’amministrazione Trump. Non è che il vero movente dei brevetti universitari sta nel garantire la supremazia dei monopoli intellettuali di vecchi e nuovi imperi in guerra? Se questo fosse il vero movente, l’idea di misurare nella valutazione amministrativa di Stato (nazionalistica) i brevetti accademici, sotto la categoria altisonante della terza missione, non sarebbe solo insensata, ma anche tragicamente ridicola.
J.L. Contreras, Chapter 14: Academic Technology Transfer (January 1, 2021). Jorge L. Contreras, Intellectual Property Licensing and Transactions: Theory and Practice (ver. 0.9, Cambridge Univ. Press, 2021, Forthcoming), Available at SSRN: https://ssrn.com/abstract=3772916
In questa pagina si trova una selezione di fonti sul tema dell’uso dell’intelligenza artificiale generativa nell’insegnamento e nell’apprendimento, con particolare attenzione all’insegnamento e all’apprendimento del diritto – La pagina viene aggiornata periodicamente
– Giovanni Pascuzzi, Il diritto dell’era digitale, VI ed., Bologna, Il Mulino, 2025
– Roberto Caso, La società della mercificazione e della sorveglianza: dalla persona ai dati. Casi e problemi di diritto privato comparato. Seconda Edizione, Milano, Ledizioni, 2025, Capitoli 4 e 5, pagg. 67-88 (disponibile in Open Access all’URL: https://zenodo.org/records/15341282)
Daniela Tafani, (2024). Omini di burro. Scuole e università al Paese dei Balocchi dell’IA generativa. Bollettino telematico di filosofia politica. https://doi.org/10.5281/zenodo.13923820
Lezione 12 – Dal diritto all’oblio al diritto alla de-indicizzazione (in presenza)
Lezione 12: slide
Letture:
Giovanni Pascuzzi, Il diritto dell’era digitale, VI ed., Bologna, Il Mulino, 2025, Parte seconda, Capitolo 4
Riferimenti normativi:
Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) GDPR, art. 17
L. 19 aprile 1925, n. 475, repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli e dignità pubbliche
Direttiva (UE) 2019/1024 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, relativa all’apertura dei dati e al riutilizzo dell’informazione del settore pubblico
D.lgs. 24 gennaio 2006, n. 36, Attuazione della direttiva (UE) 2019/1024 relativa all’apertura dei dati e al riutilizzo dell’informazione del settore pubblico che ha abrogato la direttiva 2003/98/CE
Letture:
Giovanni Pascuzzi, Il diritto dell’era digitale, VI ed., Bologna, Il Mulino, 2025, parte III, capitolo XV
Lezione 21 – Digitalizzazione del patrimonio culturalE: accesso chiuso vs. accesso aperto (in presenza)
App. Bologna 24 settembre 2025, in Foro italiano, 2024, I, 3123 (dipinto di Diego Velázquez raffigurante Francesco I d’Este, custodito dalla Galleria estense di Modena)
Lezione 22 – Dati di sperimentazione clinica e spazio europeo dei dati sanitari (in presenza)
L. 19 aprile 1925, n. 475, repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli e dignità pubbliche
App. Bologna 24 settembre 2025, in Foro italiano, 2024, I, 3123 (dipinto di Diego Velázquez raffigurante Francesco I d’Este, custodito dalla Galleria estense di Modena)
App. Bologna 24 settembre 2025, in Foro italiano, 2024, I, 3123 (dipinto di Diego Velázquez raffigurante Francesco I d’Este, custodito dalla Galleria estense di Modena)
LEZIONE 24 – Brevetti per invenzione e proprietà intellettuale: biotecnologie e informazioni genetiche
“In un contesto in cui i grandi colossi farmaceutici esercitano un controllo sempre più stretto sui dati clinici generati da ricerche finanziate con fondi pubblici, questo libro scava nelle tensioni tra privatizzazione della conoscenza e scienza aperta. Attraverso un’analisi rigorosa che spazia dalla filosofia politica al diritto comparato, passando per bioetica e prassi di governance, l’opera mette a fuoco i nodi strutturali che segnano la gestione e la condivisione dei dati clinici. Vengono esplorati i rischi insiti nella cultura della proprietà intellettuale e della pseudo-proprietà intellettuale (l’esclusiva sui dati clinici), nella datificazione pervasiva della medicina, nella mercificazione della salute e nelle derive della sorveglianza digitale. Con casi studio e proposte di politica del diritto, il volume mostra come la trasparenza, la riproducibilità della ricerca e la tutela dei soggetti coinvolti siano minacciate o favorite da regole, tecnologie e logiche di mercato. Una risorsa fondamentale per chiunque si interroghi su proprietà intellettuale, innovazione farmaceutica, diritto alla salute, protezione dei dati personali e scienza aperta. Il testo si rivolge sia a professionisti del settore sia a lettori attenti ai cambiamenti che attraversano il modo in cui ci curiamo oggi”.
A cura delle e degli studenti Serena Greco, Samuele Stefano (Università del Salento, Dipartimento Scienze Giuridiche, Corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza); Diletta Filoni, Giovanna Noia, Martina Quarta, Andrea Schito, Alessandra Vergari (Università del Salento, Dipartimento Studi Umanistici – Comunicazione, Media e Giornalismo, Corso di laurea magistrale in Comunicazione, media digitali e giornalismo)
Roberto Caso. Abstract: “Kate Crawford in un libro di qualche anno fa sosteneva che la c.d. Intelligenza Artificiale (IA) non è intelligente né artificiale, piuttosto è un registro del potere. Questa tesi è oggi ancora valida. Più in dettaglio, l’IA è un registro del potere dei monopoli intellettuali che fanno capo alle Big Tech. Può l’etica risolvere il problema della concentrazione del potere? La risposta è: no. In questa presentazione cercherò di argomentare le ragioni per le quali l’etica non può risolvere il problema della concentrazione di potere e di sostenere che il dibattito sul ruolo dell’etica nel campo dell’IA rischia di diventare una cortina fumogena o, come dice Daniela Tafani, uno specchietto per le allodole. Per contrastare la concentrazione del potere occorre riformare il diritto a cominciare dalla cancellazione o dalla limitazione della proprietà intellettuale che è uno delle leve del monopolio. Sul piano della soft law (codici etici, linee guida ecc.) occorre partire dalla domanda: chi e come controlla l’IA che viene utilizzata? L’esplorazione di alcune policy universitarie italiane e del Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti dimostra che questa domanda fondamentale è sostanzialmente ignorata”.
I dati svolgono un ruolo cruciale per la ricerca e il progresso della conoscenza. Ciò è vero anche nell’ambito medico e farmacologico, in cui si raccolgono enormi quantità di informazioni sulla sicurezza ed efficacia dei farmaci in varie fasi di sperimentazione. Durante il convegno verranno presentati i risultati del progetto PRIN 2022 CLIPKOS, offrendo un ventaglio di prospettive critiche circa l’interazione tra l’interesse privato al controllo esclusivo dei dati e l’interesse pubblico al libero accesso. Nel panorama geopolitico delineatosi negli ultimi anni, tali prospettive suggeriscono possibili soluzioni al problema della privatizzazione della conoscenza da parte dei grandi monopoli privati.
L’introduzione del libro, in corso di pubblicazione, che raccoglie la maggior parte dei risultati del progetto di ricerca CLIPKOS è disponibile qui.