Capitalismo dei monopoli digitali: sentieri di gloria?

https://en.wikipedia.org/wiki/Paths_of_Glory

13.02.2025

– 13.02.2026, Capitalismo dei monopoli digitali: sentieri di gloria?, Tavola rotonda nell’ambito del 50° anniversario dell’istituzione del liceo “Socrate”, Liceo Socrate, Auditoriumo della sede centrale, Via San Tommaso d’Aquino n. 4 – 70124 – Bari, ore 17.30

Capitalismo dei monopoli digitali: sentieri di gloria?

Prof. Roberto Caso (Università del Salento, Dipartimento di scienze giuridiche)

Presentazione disponibile qui

Abstract

Gli studi del liceo classico costituiscono una straordinaria palestra per allenare il pensiero critico. Chi parla ha frequentato il liceo Socrate di Bari durante gli anni ’80 vivendo una contraddizione che solo oggi appare chiara (e lacerante): da una parte, gli studi classici arricchivano lo strumentario dello spirito critico, dall’altra parte, la società neoliberale prendeva forma e spingeva verso l’individualismo e il disimpegno politico (era la generazione dell’edonismo reaganiano e dei paninari).

Uno dei doni degli studi classici di quegli anni fu lo stimolo a guardare la storia delle guerre in chiave interdisciplinare. Per comprendere le cause della guerra occorre guardare a diversi saperi: la filosofia (intesa anche nel senso di filosofia naturale, cioè di quel che oggi chiamiamo scienza), la letteratura, l’arte, l’economia, il diritto.

Facendo tesoro dell’allenamento all’esercizio del pensiero critico e della prospettiva interdisciplinare, si può oggi tentare di esplorare le connessioni che esistono tra pensiero neoliberale, capitalismo dei monopoli digitali e guerra.

Una letteratura ormai sterminata si interroga sulle cause della crisi delle democrazie liberali. Tra queste cause, figura l’incapacità o la mancanza della volontà di contrastare la concentrazione del potere privato e la contaminazione tra potere pubblico e privato (tema che concerne il conflitto di interessi). Negli ultimi 40 anni abbiamo assistito all’emersione del capitalismo dei monopoli (proprietà) intellettuali. In tutti i settori: agricolo, finanziario, farmaceutico e, soprattutto, digitale.

Siamo tornati a una situazione simile a quella che caratterizzò gli anni precedenti alla Seconda guerra mondiale durante i quali la concentrazione di potere di mercato servì da leva per gli apparati militari-industriali degli Stati totalitari, come la Germania nazista, che si preparavano a muovere guerra.

Oggi però chi muove guerra è un conglomerato di potere pubblico e privato che può far leva su un’arma di devastante potenza: la tecnologia digitale. Si pensi, per fare l’esempio più lampante, alla sorveglianza di massa operata dalle Big Tech.

Nel nuovo quadro geopolitico, l’Europa e l’Unione Europea possono e vogliono provare a difendere la democrazia liberale? A giudicare dalla politica del diritto concernente i monopoli digitali, la risposta è tristemente NO.

Riferimenti

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Zuboff S. (2019). Il caitalismo della sorveglianza. Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poveri, Roma, LUISS, 2019

I dati clinici: un bene comune?

12.02.2025

– 12.02.2026, Monopoli farmaceutici e pseudo-proprietà intellettuale: l’esclusiva dei dati clinici nel diritto dell’Unione Europea, GIORNATA DI STUDI “I DATI CLINICI: UN BENE COMUNE?“, PROGETTO PRIN 2022 CLINICAL TRIAL DATA BETWEEN PRIVATIZATION OF KNOWLEDGE AND OPEN SCIENCE (CLIPKOS)

Presentazione

Abstract in italiano

L’articolo si prefigge di ricostruire alcuni argomenti che sono stati mossi da più parti contro l’esclusiva dei dati clinici, una forma di pseudo-proprietà intellettuale riconosciuta alle imprese farmaceutiche che effettuano la sperimentazione clinica al fine di ottenere l’immissione nel commercio del farmaco.

L’esclusiva dei dati clinici ha una finalità anticoncorrenziale, ossia mira a proteggere l’impresa che ha ottenuto l’immissione nel commercio del farmaco dalla concorrenza del produttore del farmaco generico equivalente. Quest’ultimo se volesse a sua volta richiedere l’immissione in commercio del principio attivo del farmaco non potrebbe basarsi sulla sperimentazione clinica già effettuata dall’impresa che ha ottenuto per prima l’autorizzazione all’immissione in commercio, ma dovrebbe ripeterla, con tempi e costi enormi. Di fatto occorre aspettare che il termine dell’esclusiva spiri per procedere all’immissione nel commercio del farmaco generico con il principio attivo già testato.

Gli argomenti mossi contro l’esclusiva dei dati clinici servono da leva per un’analisi critica del diritto dell’Unione Europea.

Abstract in English

The article aims to illustrate some of the arguments that have been raised by various parties against the clinical trials data exclusivity, a form of pseudo-intellectual property granted to pharmaceutical companies that conduct clinical trials in order to obtain marketing authorization for a drug.

The data exclusivity has an anti-competitive purpose, i.e., it aims to protect the company that has obtained marketing authorization for the drug from competition from the manufacturer of the equivalent generic drug. If the latter wished to apply for marketing authorization for the active ingredient of the drug, it could not rely on the clinical trials already carried out by the company that first obtained marketing authorization, but would have to repeat them, at enormous cost and time. As matter of the fact, it is necessary to wait for the exclusivity period to expire before proceeding with the marketing of the generic drug with the already tested active ingredient.

The arguments against the exclusivity of clinical data serve as leverage for a critical analysis of European Union law.

Trump e l’attacco a scienza e università

Harvard vince contro Trump, Rai News, 14.08.2026

R. Caso, La libertà di parola proteggi tutti, 14.03.2026

A. Lo Porto, Cosa sta facendo l’America alla sua scienza, Roars, 25.02.2026

UNITED STATES DISTRICT COURTFOR THE WESTERN DISTRICT OF TEXASSAN ANTONIO DIVISION, Conejo Arias et al v. Noem et al, 31.01.2026

Harvard dice di opporsi a Trump. È davvero così?, 25.01.2026, trad. it. dall’originale Eric S. Chivian, Harvard Says It’s Standing up to Trump. Is It Really?, The Harvard Crimson, 29.12.2025

AAUP v. Rubio (District Court, MA, 2025), Free Speech Center, 06.10.2025

A. Sarat, Every American should read this judge’s stirring rebuke against Trump, The Guardian, 04.10.2025

American Association of University Professors (AAUP) v. Rubio, Columbia Global Freedom of Expression

UNITED STATES DISTRICT COURT DISTRICT OF MASSACHUSETTS, Young D.J., American Association of University Professors v. Marco Rubio, 30.09.2025

S. Levin, UC Berkeley shares 160 names with Trump administration in ‘McCarthy era’ move, The Guardian, 12.09.2025

D.T. Patel, A.B. Rai, and S. Sunda, Judge Hands Victory to Harvard in Funding Lawsuit, Ruling Trump Administration’s Freeze Unconstitutional, The Harvard Crimson, 03.09.2025

J.H. Russell, D. Patterson, How to save the American university, The Guardian, 24.08.2025

K.J. Wu, Scientists Are Caught in a Political Trap, The Atlantic, 23.08.2025

A. Speri, ‘Everyone is coming into fire’: students return to US campuses bruised and changed by Trump’s assault, The Guardian, 23.08,2025

D. Garisto, M. kozlov, US Supreme Court allows NIH to cut $2 billion in research grants, Nature, 22.08.2025

S. Greenhouse, Trump’s presidential philosophy is government by shakedown, The Guardian, 22.08.2025

R. Caso, Trump e la scienza di Stato – Parte II, 19.08.2025

R. Caso, La proprietà intellettuale è un’arma, 18.08.2025

F. Barone Adesi, La gold standard science di Trump è un’ulteriore minaccia per la ricerca, Scienzainrete.it, 18.08.2025

American Association of Immunologists, President Trump Issues Sweeping Executive Order Giving Political Appointees Oversight of Federal Grantmaking, 14.08.2025

M.L. Blonigen, F.Y. Yong, California Governor Gavin Newsom Calls for Garber’s Resignation Over Potential Trump Deal, The Harvard Crimson, 14.08.2025

US judge orders Trump administration to restore part of UCLA’s frozen funding, The Guardian, 13.08.2025

M. Masud-Elias, P. R. Mody, A. B. Smith, S. Garofalo Linder, Executive Branch Oversight of Federal Grantmaking: A New Era?, Arnold&Porter, 11.08.2025

F. Sabatini, La scienza sottomessa al Grande Fratello, 10.08.2025

J. Timmer, New executive order puts all grants under political control. All new funding on hold until Trump administration can cancel any previously funded grants, Ars Technica, 08.08.2025

American Society for Microbilogy, ASM Responds to Improving Oversight of Federal Grantmaking, 08.08.2025

D. Garisto, Trump order gives political appointees vast powers over research grants, Nature, 08.08.2025

E.R. Lemire, S. Saha, Harvard Doesn’t Think You Deserve a Seat at the Table, 01.08.2025

D. Pozen, Regulation by Deal Comes to Higher Ed, Balkinization, 23.07.2025

A. Cortellazzo, Con Trump la scienza è in pericolo: l’inchiesta del New York Times, Il Bo Live, 18.08.2025

L. Gerdén, T.L. Kaplan, K.N. Molden, President Garber, a Bad Deal With Trump Will Not Protect Us, The Harvard Crimson, 02.07.2025

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R. Caso, La svolta autoritaria contro la scienza, L’Adige, 05.06.2025 (v. anche R. Caso, Trump decide per decreto qual è la migliore scienza (di Stato), 27.05.2025)

B. Barbisan, L’academic freedom al tempo di Trump. Un dialogo con Robert Post e Bruce Ackerman: Parte II, Diario di diritto pubblico, 05.06.2025

B. Barbisan, L’academic freedom al tempo di Trump. Un dialogo con Robert Post e Bruce Ackerman: Parte I, Diario di diritto pubblico, 04.06.2025

R. Caso, Trump, Musk e il grande fratello (DOGE) dei dati, 28.05.2025

R. Caso, Trump decide per decreto qual è la migliore scienza (di Stato), 27.05.2025

R. Caso, Giudici a difesa dell’università, 25.05.2025

R. Caso, Harvard respinge le minacce dell’amministrazione Trump, 15.04.2025

F. Suman, Il Project 2025 ispira l’attacco alla scienza negli Stati Uniti, Il Bo Live, 09.04.2025

F. Barone Adesi, Trump e i suoi primi 60 giorni di assedio alla scienza, Scienzainrete.it, 02.04.2025

R. Caso, Otto giuristi scrivono sull’attacco di Trump alle università americane, 30.03.2025

G. Pascuzzi, Trump e le Università e la ricerca, 27.03.2025

E. Benelli, Trump: attacco alla scienza o alla libertà?, Scienzainrete.it, 28.02.2025

A. Massariolo, Gli archivi della ricerca medica USA sono a rischio a causa degli ordini esecutivi di Trump, Il Bo Live, 18.02.2025

How Trump 2.0 is reshaping science, Nature, 26.02.2025-…

US universities, The Guardian

American Association of University Professors, Political Attacks on Higher Education, https://www.aaup.org/about/programs/legal-program/aaup-litigation#AAUPvRubio

Stranger things: mostri giuridici contro la scienza aperta

Siena, 26.01.2026

– 26.01.2026, Stranger things: mostri giuridici contro la scienza aperta. Dalla proprietà intellettuale alla pseudo-proprietà intellettuale, DIBATTITO CRITICO:
Analisi delle dinamiche editoriali e dei loro impatti sulla ricerca
, Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia (ADI), Siena 26.01.2026

Slide disponibili qui, in versione inglese qui.

Harvard dice di opporsi a Trump. È davvero così?

25 gennaio 2026

By Megan M. Ross

Traduzione in italiano dall’originale Eric S. Chivian, Harvard Says It’s Standing up to Trump. Is It Really?, The Harvard Crimson, 29.12.2025

Per quasi tutti gli ultimi 65 anni ho fatto parte di Harvard, da quel giorno del 1960 in cui salii i gradini della Thayer South per iniziare il mio primo anno, fino al periodo trascorso alla Harvard Medical School, sia come studente sia come professore. Ma mai, in tutto questo tempo, mi sono vergognato così profondamente dell’Università, né ho temuto così tanto per il suo futuro, come in questo momento.

Solo poche settimane fa, il preside della Harvard School of Public Health Andrea A. Baccarelli ha licenziato la professoressa Mary T. Bassett, classe ’74, medico e studiosa di sanità pubblica di fama internazionale e pluripremiata, dal suo ruolo di direttrice del François-Xavier Bagnoud Center for Health and Human Rights, un centro che l’amministrazione Trump aveva precedentemente preso di mira per presunto antisemitismo. La professoressa Bassett è ora la seconda donna di colore ad Harvard a perdere la sua posizione di leadership , la prima è stata l’ex presidente di Harvard Claudine Gay.

Quando il presidente Donald Trump ha iniziato il suo attacco contro Harvard e altre università americane, non era chiaro come avrebbe reagito Harvard. Alcuni membri dell’università forse credevano che ci fosse qualche speranza che i suoi attacchi alle pratiche DEI [Diversity, Equity, and Inclusion] avrebbero sortito l’effetto contrario. Dopotutto, provenivano da una persona palesemente razzista, che aveva definito il procuratore distrettuale di Manhattan Alvin L. Bragg Jr., classe ’95, di colore, un “animale”, Haiti e i paesi africani “paesi di merda” e molti migranti messicani “spacciatori” e “stupratori”.

Altri potrebbero aver sperato che anche la crociata di Trump contro Harvard per il suo presunto antisemitismo fallisse, data la sua storia antisemita: ha ospitato Nick Fuentes, negazionista dell’Olocausto, nel suo resort Mar-a-Lago e ha detto che alcuni neonazisti che hanno marciato a Charlottesville cantando “Gli ebrei non ci sostituiranno” erano “persone molto perbene”.

Ma quelle speranze sono state deluse quando, ad aprile, l’amministrazione Trump ha inviato ad Harvard una seconda lista di richieste estreme, minacciando di tagliare i principali finanziamenti federali all’Università se tali richieste non fossero state soddisfatte.

Tre giorni dopo, il presidente di Harvard Alan M. Garber ’76 ha risposto – usando un linguaggio che avrebbe potuto essere quello di Thomas Jefferson – rifiutandosi di ottemperare e sottolineando la “convinzione dell’Università che la ricerca coraggiosa e senza restrizioni della verità liberi l’umanità”. La mossa è stata applaudita non solo ad Harvard, ma da molti in tutto il mondo. A differenza di altre università, Harvard ha avuto il coraggio di prendere posizione contro la tirannia e preservare la propria indipendenza e integrità.

Ma nella lettera di Garber c’era anche una rassicurazione al presidente Trump che Harvard aveva già combattuto l’antisemitismo all’interno dell’università e che aveva intenzione di “fare molto di più”.

Ora è chiaro cosa intendesse dire. Nonostante Gaza sia in rovina, con gli ospedali distrutti e più di 50.000 bambini palestinesi uccisi o feriti secondo l’UNICEF; nonostante ci sia un mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità, Harvard ha, di fatto, silenziosamente eseguito gli ordini di Trump.

L’Università ha sospeso l’iniziativa “Religione, conflitto e pace” della Divinity School, ha licenziato i docenti responsabili del Centro studi sul Medio Oriente della Graduate School of Arts and Sciences e ha sospeso la collaborazione di ricerca tra il Centro FXB e l’Università di Birzeit [in Palestina, Cisgiordania]. E ora ha rimosso Bassett.

Il modello è chiaro. Tutti questi programmi e centri sono stati criticati per presunto antisemitismo nelle loro attività sulla Palestina. Quindi Harvard li ha sospesi o ha rimosso i loro leader, spesso con vaghi riferimenti a un cambiamento di orientamento. Queste azioni non solo sono vergognose, ma anche intellettualmente disoneste, difficilmente ciò che ci si aspetterebbe da Harvard. Sembrano accettare il ragionamento in malafede che confonde qualsiasi critica alla brutale campagna di Netanyahu o qualsiasi preoccupazione per il popolo palestinese con l’antisemitismo.

C’è un’altra questione che mi riempie di vergogna. Mentre i finanziamenti federali di Harvard erano a rischio, più di 100 dipendenti di diverse facoltà e centri affiliati sono stati licenziati per motivi di bilancio. E Harvard ha permesso che diversi progetti di ricerca fondamentali venissero chiusi, invece di sostenerli affinché potessero continuare. Questo nonostante abbia registrato una crescita di quasi 4 miliardi di dollari nel suo fondo di dotazione, che ora include quasi 450 milioni di dollari investiti in un portafoglio Bitcoin, un investimento rischioso e insostenibile dal punto di vista ambientale, con le massicce emissioni di carbonio del mining di Bitcoin, gli alti livelli di inquinamento atmosferico e l’enorme fabbisogno di acqua per il raffreddamento.

Harvard potrà anche affermare che tutti questi fondi di dotazione sono stati già destinati, ma l’ex rettore dell’università Lawrence H. Summers ha sostenuto in aprile che, in caso di emergenza, ci sono modi in cui Harvard può utilizzare la sua dotazione, anche i fondi destinati a scopi specifici. Non è forse questa un’emergenza per Harvard?

In tutte queste decisioni, il ruolo della Harvard Corporation, formalmente il presidente e i membri del Harvard College, viene spesso trascurato. Harvard afferma di avere due “consigli di amministrazione”, ma il secondo, il Board of Overseers eletto dagli ex studenti, svolge principalmente un ruolo consultivo. Al contrario, la Corporation, che dirige le finanze e guida la strategia dell’Università, è autoselezionata e si autoalimenta.

Trovo difficile credere che le decisioni sopra discusse siano state prese senza la sua approvazione, se non addirittura dalla stessa Corporation. Le riunioni della Corporation sono quasi sempre a porte chiuse e le decisioni che prende non sono significativamente responsabili, come in altre società, nei confronti dei suoi stakeholder: il corpo docente, gli studenti o persino gli ex alunni di Harvard.

Queste recenti decisioni hanno portato disonore e vergogna all’Università e sollevano interrogativi sull’opportunità di mantenere la forma di governance della Harvard Corporation.

Eric S. Chivian, classe 1964, è stato Assistant Clinical Professor of Psychiatry alla Harvard Medical School. Nel 1985 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace in qualità di cofondatore dell’organizzazione International Physicians for the Prevention of Nuclear War (Medici Internazionali per la Prevenzione della Guerra Nucleare).

https://www.oeb.harvard.edu/people/dr-eric-s-chivian

Vedi anche:

R. Caso, Trump e la scienza di Stato – Parte II, 19.08.2025

R. Caso, La proprietà intellettuale è un’arma, 18.08.2025

R. Caso, La svolta autoritaria contro la scienza, L’Adige, 05.06.2025 (v. anche R. Caso, Trump decide per decreto qual è la migliore scienza (di Stato), 27.05.2025)

R. Caso, Trump, Musk e il grande fratello (DOGE) dei dati, 28.05.2025

R. Caso, Trump decide per decreto qual è la migliore scienza (di Stato), 27.05.2025

R. Caso, Giudici a difesa dell’università, 25.05.2025

R. Caso, Harvard respinge le minacce dell’amministrazione Trump, 15.04.2025

R. Caso, Otto giuristi scrivono sull’attacco di Trump alle università americane, 30.03.2025

G. Pascuzzi, Trump e le Università e la ricerca, 27.03.2025

AI, privacy e deontologia giornalistica

23.01.2026

23.01.2026, AI, privacy e deontologia giornalistica, FIGILo Festival dell’informazione giornalistica locale, “AI, privacy e deontologia giornalistica”, Lecce

Letture:

  • Codice deontologico giornalisti (giugno 2025), art. 19 Intelligenza artificiale

1. Fermo restando l’uso consapevole delle nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale non può in alcun modo sostituire l’attività giornalistica.

2. Quando si avvale del contributo dell’intelligenza artificiale, la/il giornalista:

a) ne rende esplicito l’utilizzo nella produzione e nella modifica di testi, immagini e sonori, di cui assume comunque la responsabilità e il controllo, specificando il tipo di contributo;

b) verifica fonti e veridicità dei dati e delle informazioni utilizzati.

3. In nessun caso il ricorso all’intelligenza artificiale può considerarsi esimente in tema di obblighi deontologici.

  • Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale e modifica i regolamenti (CE) n, 300/2008, (UE) n, 167/2013, (UE) n, 168/2013, (UE) 2018/858, (UE) 2018/1139 e (UE) 2019/2144 e le direttive 2014/90/UE, (UE) 2016/797 e (UE) 2020/1828 (regolamento sull’intelligenza artificiale)Testo rilevante ai fini del SEE.
  • Regolamento (UE) 2024/1689 (intelligenza artifciale) AI Act, art. 50 par. 4

4. I deployer di un sistema di IA che genera o manipola immagini o contenuti audio o video che costituiscono un «deep fake» rendono noto che il contenuto è stato generato o manipolato artificialmente. […]

I deployer di un sistema di IA che genera o manipola testo pubblicato allo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico rendono noto che il testo è stato generato o manipolato artificialmente. Tale obbligo non si applica […] se il contenuto generato dall’IA è stato sottoposto a un processo di revisione umana o di controllo editoriale e una persona fisica o giuridica detiene la responsabilità editoriale della pubblicazione del contenuto.

  • Regolamento (UE) 2024/1083 libertà dei media, art. 18

Contenuti di fornitori di servizi di media su piattaforme online di dimensioni molto grandi

1. I fornitori di piattaforme online di dimensioni molto grandi forniscono una funzionalità che consente ai destinatari dei loro servizi di:

e) dichiarare che non forniscono contenuti generati da sistemi di intelligenza artificiale senza sottoporre tali contenuti al riesame umano e al controllo editoriale […].

Anvur, reclutamento, università: l’epifania della valutazione di stato

Maria Chiara Pievatolo, AISA (05.01.2026), ROARS (16.01.2026)

Maria Chiara Pievatolo, Anvur, reclutamento, università: l’epifania della valutazione di stato

Di seguito un estratto:

ANDU, FLC-CGIL, Roars, nonché la Rete delle Società Scientifiche, hanno espresso allarme o almeno preoccupazione per i doni che lo stato si appresta a regalare alla ricerca italiana. Questi doni, che rafforzeranno i poteri, già non poco oppressivi, del ministero dell’università e della ricerca, dell’Anvur che gli è sottomesso e delle gerarchie accademiche locali, consistono:

1) in una riforma dell’amministrazione delle università, per via legislativa, che accentuerebbe il dispotismo locale dei rettori e la loro sudditanza al governo nazionale.

2) in una riforma del reclutamento, già approvata in senato, che rende i concorsi interamente locali, ma sotto il controllo dell’Anvur sia in ingresso sia in uscita;

3) in una riforma dell’Anvur, per via regolamentare e non legislativa, volta ad accentuarne ulteriormente la subordinazione al ministero.

[…]

Contro il disegno di intensificare il controllo politico di “un’università più piccola, gerarchica e precaria”, FLC-CGIL5 si è appellata alle “forze libere e pensanti dell’accademia e della comunità universitaria”. In effetti, se, dopo lustri di valutazione di stato, esistessero ancora “forze libere e pensanti”, non sarebbe loro difficile promuovere una campagna di ubbidienza civile alla costituzione, a partire dagli articoli 21 e 33. In un momento in cui dovremmo invece parlare, davanti agli stati armati per la guerra, delle condizioni della pace pubblica, continuare a compilare moduli e a supplicare favori ministeriali ci salverà, forse, come impiegati, ma certamente non come studiosi”.

Ricerca e Spazio Europeo dei Dati Sanitari tra regole proprietarie e apertura

21.12.2025

R. Caso, P. Guarda, Ricerca e Spazio Europeo dei Dati Sanitari tra regole proprietarie e apertura, in Accademia -Rivista dell’Associazione Civilisti Italiani, nr. 9 Settembre/Dicembre 2025, 837-850, https://zenodo.org/records/18253933

Abstract

Il saggio esamina il Regolamento sullo Spazio Europeo dei Dati Sanitari (EHDS) nel contesto della tensione tra l’apertura dei dati per la ricerca scientifica e la pseudo-proprietà intellettuale (segreto commerciale, diritto sui generis delle banche dati, tutela delle misure tecnologiche di protezione) che mira a controllare i dati e le informazioni. L’EHDS cerca di bilanciare esclusiva e apertura a!raverso l’art. 52, ma ha sollevato critiche soprattutto per il rischio di “over-claiming” della protezione da parte dei titolari. Nonostante le sfide e l’effetto “nebbia” creato dalla “European Data Strategy”, l’approccio settoriale specifico dell’EHDS è visto con un cauto o!imismo.

The paper examines the European Health Data Space Regulation in the context of the tension between data openness for scientific research and the pseudo-intellectual property (trade secret, database sui generis right, legal protection of Technological Protection Measures) that aims to control data and information. The EHDS seeks to balance exclusive and access through Art. 52, but it has raised criticisms, especially regarding the risk of “over- claiming” of protection by data holders. Despite the challenges and the “fog” effect created by the “European Data Strategy”, the EHDS’s specific sector-based approach is viewed with cautious optimism.

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La scienza aperta: sentieri di gloria (o di pace)?

06.11.2025

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06-07.11.2025, La scienza aperta: sentieri di gloria (o di pace)?, “Guerra o pace: scienza aperta, istituzioni di ricerca e libertà intellettuale”, X convegno annuale dell’AISA, Università di Trento, Facoltà di Giurisprudenza

Locandina disponibile qui

Presentazione disponibile qui

Altre presentazioni disponibili qui

Abstract

Il diritto e la giustizia contro la forza bruta e stolta. Tratti antropologici che si ritrovano nella scienza.

Esistono due tipologie di scienza aperta. La prima, la vera scienza aperta, si basa sulla libertà intellettuale dell’uso pubblico della ragione e si pone alle fondamenta della democrazia interna ed esterna agli Stati. La seconda, la pseudo-scienza aperta, si fonda sulla proprietà intellettuale ed è asservita alla concentrazione di potere pubblico e privato.

Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi la vera scienza aperta ha avuto modo di affermarsi solo episodicamente e in chiave sovversiva, provando a calcare gli impervi sentieri della pace.

Mentre le società che abbiamo costruito negli ultimi decenni hanno deliberatamente favorito la concentrazione di potere pubblico e privato, quella stessa concentrazione che alimenta il capitalismo dei monopoli intellettuali sorveglianti e della guerra. In questo contesto la pseudo-scienza aperta può ben presentarsi come istituzionale e percorrere orgogliosamente i sentieri della gloria, anche se, prima di giungere alla tomba, contraddizioni laceranti non tardano ad affiorare.  Lungi dall’essere mera speculazione teorica, la relazione ripercorre alcuni problemi della dialettica tra scienza aperta sovversiva e istituzionale che l’Associazione Italiana per la promozione della Scienza Aperta ha provato ad affrontare nei suoi primi dieci anni di vita.

Dalla proprietà intellettuale alla pseudo-proprietà intellettuale

29.10.2025

29.10.2025, Scienza aperta o monopoli intellettuali? Dalla proprietà intellettuale alla pseudo-proprietà intellettuale, Tutto quello che non vi hanno detto sulla Scienza Aperta, IUAV Venezia

Presentazione disponibile qui e su Zenodo

Abstract

La proprietà intellettuale si pone alla base dei monopoli intellettuali. I monopoli intellettuali sono antitetici alla scienza aperta intesa come pilastro di una società democratica. Ma a minacciare la scienza aperta non è solo la proprietà intellettuale tradizionalmente intesa (diritto d’autore e diritti connessi, brevetti per invenzione e marchi) ma anche la psedo-proprietà intellettuale (forme anomale di diritti di esclusiva) che punta al controllo di informazioni e dati sfuggendo al pur precario bilanciamento tra proprietà intellettuale e pubblico dominio. Per ripristinare le premesse giuridiche della scienza aperta il contrasto alla pseudo-proprietà intellettuale costituisce una sfida di fondamentale importanza.