Giornata Nazionale della Cybersicurezza

29 novembre 2023

Giornata Nazionale della Cybersicurezza

R. Caso, Security, data, digital infrastructures. Universities, academic authonomy and freedom

–> Università delle piattaforme e della sorveglianza

–> June 2022, G7 Common Values and Principles on Research Security and
Research Integrity

Abstract

“The security of the global research ecosystem regards the control of digital infrastructures and data. Currently, universities are suffering from the colonization of digital platforms in the hands of commercial monopolies (big tech; scientific publishers/data analytics companies). Some countries and universities are addressing the threat to autonomy and research freedom that comes from “platformization” and surveillance capitalism (see, e.g., LERU, University of Amsterdam).  Can G7 policies be imagined and designed that return control of digital infrastructures and the data to universities? What is the state of art in Italy?”

Corte dei conti e riproduzione dei beni culturali

24 novembre 2o23

Nella propria Deliberazione 20 ottobre 2023, n. 76/2023/G la Corte dei conti ha ribadito quanto già sostenuto nella precedente Delibera n. 50/2022/G. Il libero riuso (Open Access), anche a fini commerciali, delle riproduzioni digitali prodotte dagli istituti culturali pubblici per fini di pubblica fruizione, quale principio del diritto dell’Unione Europea, rappresenta “un potente moltiplicatore di ricchezza non solo per le stesse istituzioni culturali (si vedano le ben note best practices nazionali ed internazionali), ma anche in termini di incremento del PIL”. Per questa ragione la Corte giudica negativamente il D.M. 161 11/04/2023 Linee guida per la determinazione degli importi minimi dei canoni e dei corrispettivi per la concessione d’uso dei beni in consegna agli istituti e luoghi della cultura statali.

Qui di seguito si riproduce un passo della deliberazione n.76/2023/G (pp. 156-157).

“Dal punto di vista dei servizi digitali per l’utenza, è innegabile che l’importante sforzo di digitalizzazione fino ad oggi compiuto dagli uffici del Ministero sia stato per lo più orientato alla conoscenza scientifica, tutela e gestione del patrimonio piuttosto che alla sua fruizione da parte di un’utenza allargata, anche se ovviamente la digitalizzazione ha prodotto di per sé un ampliamento del bacino dei fruitori.

Per tale ragione, il Ministero ha correttamente ritenuto di implementare il coordinamento delle politiche di digitalizzazione del patrimonio culturale, nella consapevolezza che il tema dovrà essere al centro delle politiche ministeriali con uno sguardo necessariamente intersettoriale, assicurato dal Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale.

Deve, però, rilevarsi che appare in controtendenza l’adozione del recente Decreto Ministeriale (D.M. 161 dell’11.4.2023) con il quale è stato sostanzialmente introdotto un vero e proprio “tariffario” nel campo del riuso e della riproduzione di immagini; così incidendo su temi centrali connessi allo studio ed alla valorizzazione del patrimonio culturale nazionale, nonché ad una più ampia circolazione delle conoscenze.

Il diritto comunitario ha sempre fornito precise indicazioni (da ultimo vds. Direttiva (UE) 2019/1024 – Public Sector Information) in tema di libero riuso (Open Access), anche a fini commerciali, delle riproduzioni digitali prodotte dagli istituti culturali pubblici per fini di pubblica fruizione.

L’Open Access ha da tempo dimostrato di essere un potente moltiplicatore di ricchezza non solo per le stesse istituzioni culturali (si vedano le ben note best practices nazionali ed internazionali), ma anche in termini di incremento del PIL ed è quindi considerato un asset strategico per lo sviluppo sociale, culturale ed economico dei Paesi membri dell’Unione.

L’introduzione di un “tariffario” siffatto pare, peraltro, non tener conto né delle peculiarità operative del web, né del potenziale danno alla collettività da misurarsi anche in termini di rinunce e di occasioni perdute; ponendosi, così, in evidente contrasto anche con le chiare indicazioni che provengono dal Piano Nazionale di Digitalizzazione (PND) del patrimonio culturale.

L’obiettivo da perseguire appare, ancora una volta, quello di sviluppare appieno il potenziale che la digitalizzazione del patrimonio culturale ha non solo in termini scientifici e di conoscenza, ma anche come potente fattore di crescita culturale; le cui positive ricadute, ad esempio sul piano della valorizzazione turistica dei territori, non sono che uno dei possibili ed auspicabili sviluppi.

In tal senso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) offre la possibilità di investire importanti risorse in ambito infrastrutturale, di crescita delle competenze, di incremento delle risorse digitali e di sviluppo di nuovi servizi per i cittadini e le comunità, fornendo quindi l’opportunità di una completa e moderna trasformazione digitale del Ministero”.

Dati clinici – bibliografia

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Tentativi ed errori: il metodo scientifico applicato all’open access

Paola Galimberti

Paola Galimberti, Tentativi ed errori: il metodo scientifico applicato all’open access con particolare riferimento alla situazione italiana, Rivista di Digital Politics, 2/2023

Abstract

“In the past two decades, scientific communication has witnessed numerous developments and shifts. Despite the initial promise of the internet for democratizing knowledge, this ideal did not materialize. Similarly, open access, which seemed like an opportunity not to be missed, has not been fully embraced by researchers, and establishing clear rules for accessing publicly funded works has proven challenging.Scientific journals, in fact, the main communication channel for many disciplines, are firmly in the hands of commercial publishers who over time have managed (at veryhigh costs) the dual function of research validation and its dissemination, necessarily orienting it primarily according to profit criteria. For some time now, from various stakeholders (starting with research funding bodies), there has been an effort to push towards the development of public infrastructures managed by disciplinary and interdisciplinary communities that separately address the issue of validation (through open peer review platforms) and that of dissemination (through pre-print platforms), somehow freeing scientific research from its traditional gatekeepers.The purpose of this contribution is to describe the progress made so far in the pursuit of fully sharing the validation, evaluation, and dissemination processes in research. Twenty years after the widespread adoption of open access policies, there have been numerous attempts, mistakes, and policy adjustments. This iterative process, including policy enactment, promotion, monitoring, assessment of effects, and necessary corrections, is how progress is made everywhere (except, perhaps, in our country). A specific paragraph will be dedicated to the Italian situation, which is causing concern due to its complete isolation from what is happening in the rest of the world. This process of trial and error, the search for new paths towards transparency and the sharing of scientific research processes, followed by reconsiderations and realignments, seems to have found no resonance in our country. Where measures have been adopted, they have often been taken when the rest of the world was already moving away from them, with a chronic delay that has rarely taken into account the experiences (even highly criticized ones) and critical evaluations made in other countries.This contribution is based on the principles of accessibility, transparency, and, in many cases, reproducibility, which are now essential for ensuring the credibility of science and gaining the trust of those who finance it. The author acknowledges that what will be described is not a final destination but one of the many stages in the trial-and-error process inherent in scientific research”In the past two decades, scientific communication has witnessed numerous developments and shifts. Despite the initial promise of the internet for democratizing knowledge, this ideal did not materialize. Similarly, open access, which seemed like an opportunity not to be missed, has not been fully embraced by researchers, and establishing clear rules for accessing publicly funded works has proven challenging.Scientific journals, in fact, the main communication channel for many disciplines, are firmly in the hands of commercial publishers who over time have managed (at veryhigh costs) the dual function of research validation and its dissemination, necessarily orienting it primarily according to profit criteria. For some time now, from various stakeholders (starting with research funding bodies), there has been an effort to push towards the development of public infrastructures managed by disciplinary and interdisciplinary communities that separately address the issue of validation (through open peer review platforms) and that of dissemination (through pre-print platforms), somehow freeing scientific research from its traditional gatekeepers.The purpose of this contribution is to describe the progress made so far in the pursuit of fully sharing the validation, evaluation, and dissemination processes in research. Twenty years after the widespread adoption of open access policies, there have been numerous attempts, mistakes, and policy adjustments. This iterative process, including policy enactment, promotion, monitoring, assessment of effects, and necessary corrections, is how progress is made everywhere (except, perhaps, in our country). A specific paragraph will be dedicated to the Italian situation, which is causing concern due to its complete isolation from what is happening in the rest of the world. This process of trial and error, the search for new paths towards transparency and the sharing of scientific research processes, followed by reconsiderations and realignments, seems to have found no resonance in our country. Where measures have been adopted, they have often been taken when the rest of the world was already moving away from them, with a chronic delay that has rarely taken into account the experiences (even highly criticized ones) and critical evaluations made in other countries.This contribution is based on the principles of accessibility, transparency, and, in many cases, reproducibility, which are now essential for ensuring the credibility of science and gaining the trust of those who finance it. The author acknowledges that what will be described is not a final destination but one of the many stages in the trial-and-error process inherent in scientific research.”

Sorveglianza artificiale, sicurezza urbana e privacy

Roberto Caso, 10 novembre 2023

By The poster art can or could be obtained from IMP Awards., Fair use, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=4411352

Pubblicato su L’Adige del 14 novembre 2023 con il titolo “Intelligenza artificiale. Dubbi e domande su Marvel e Protector

V. aggiornamenti qui e qui: Videosorveglianza e intelligenza artificiale. Il Garante privacy sanziona il Comune di Trento

Da un comunicato del 4 novembre del Comune di Trento, ripreso da vari organi di stampa, si apprende quanto segue:

“Il Garante per la protezione dei dati personali si è espresso (con nota datata 31.10.2023) sui progetti MARVEL e PROTECTOR di cui il Comune di Trento è partner assieme alla Fondazione Bruno Kessler. Si tratta di progetti di intelligenza artificiale per la sicurezza urbana finanziati dall’Unione Europea, che coinvolgono numerose realtà pubbliche e private di diversi paesi europei. […] Nella sua comunicazione il Garante indica […] delle violazioni: in particolare viene contestata la possibilità per il Comune di essere impegnato in attività di ricerca sulla materia e viene giudicata insufficiente la tecnica utilizzata per rendere anonime le persone”.

I progetti avevano già suscitato preoccupazioni e rilievi critici. Nella nota citata del Comune di Trento si riportano le parole di commento del sindaco Franco Ianeselli che suonano come una giustificazione:

“Ci atteniamo alle prescrizioni del Garante […] quando il Comune ha aderito a questo progetto lo ha fatto non certo con la volontà di sorvegliare le vite dei propri cittadini ma con lo scopo di usare le potenzialità della tecnologia per favorire la sicurezza in città. A questo serve la ricerca, a questo servono le sperimentazioni. Ci viene chiesto ogni giorno perché gli impianti di videosorveglianza servano solo ex post, quando un reato o un
incidente sono già avvenuti. Il tentativo è di sfruttarli per fornire alle forze
dell’ordine degli avvisi in tempo reale. Sicurezza e privacy in questo campo
devono necessariamente andare assieme e penso che avere un partner tecnologico come Fbk sia garanzia di riuscire a farlo”.

Sul sito del Garante privacy non risultano documenti pubblici sulla vicenda. In una fase ancora istruttoria si è aperta un’interlocuzione tra l’autorità di controllo della protezione dei dati personali e i soggetti coinvolti nei progetti (lo stesso Comune e la Fondazione Bruno Kessler o FBK).

Non esistendo ancora un provvedimento del Garante privacy, le uniche fonti di riferimento sono rappresentate dai siti web dei progetti europei, del Comune di Trento e di FBK.

In estrema sintesi, la disciplina europea per la protezione dei dati personali prescrive tra i requisiti per la liceità del trattamento dei dati personali un fondamento legittimo previsto dalla legge (il consenso della persona interessata o un’altra base giuridica). Inoltre, la persona deve essere informata dal titolare del trattamento dei suoi dati personali su una serie di aspetti del trattamento, a cominciare dalla sua finalità. Le informazioni da fornire alla persona sono contenute in un documento denominato nel gergo della materia “informativa”.

Dalla stringatissima informativa – neanche due pagine – disponibile sul sito web del comune si viene a sapere quanto segue.

Il fondamento legittimo per il trattamento non è il consenso delle persone interessate, ma l’esecuzione di un compito di interesse pubblico ai sensi dell’art. 6 del Regolamento europeo per la protezione dei dati personali 2016/679 (meglio noto nella prassi con l’acronimo inglese di GDPR) . La finalità è rappresentata esclusivamente dallo sviluppo dei progetti MARVEL e PROTECTOR.

Niente si dice sulla logica e sul funzionamento di algoritmi e software alla base dell’intelligenza artificiale applicata alla moltitudine dei dati audio e video delle persone interessate dalla sorveglianza di massa. La modalità del trattamento è riassunta in una frasetta di un paio di righe che lascia il cittadino completamente all’oscuro dei dettagli di questo trattamento massivo di dati personali.

Non è questa la sede per entrare nei dettagli giuridici di questa vicenda. Ci sarà tempo per farlo. Si possono però formulare alcune domande che meritano approfondimenti nelle prossime settimane.

a) A livello dell’Unione Europea ci si è posti il problema dell’impatto che tali progetti di sorveglianza di massa hanno sulla privacy e la libertà dei cittadini?

b) I progetti partiti nel 2021 sono destinati a terminare a breve. Un eventuale provvedimento del Garante privacy che arrivi a cose fatte può dirsi efficace? Nel caso in cui si riscontrassero violazioni della legge, un’eventuale sanzione pecuniaria avrebbe la deterrenza sufficiente ad evitare il rischio che analoghe violazioni si ripetano in futuro?

c) Può l’obbligo di informare la massa di persone interessate dalla sorveglianza urbana basarsi su un documentino disponibile sulla pagina web di un Comune?

d) Sul piano politico (e non giuridico) la scelta di avviare questo tipo di progetto di sorveglianza di massa può essere giustificata dal fatto di ricevere quotidiane sollecitazioni ad usare la tecnologia in chiave preventiva?

Quest’ultimo quesito richiama alla mente il visionario racconto distopico intitolato “Minority report” che Philip Kindred Dick scrisse negli anni ’50. Nel mondo cupo e inquietante immaginato da Dick ha preso piede la teoria del “precrimine”, un sistema predittivo che si basa sul rapporto di tre esseri mutanti “i precog” in grado di prevedere in anticipo il crimine che sarà commesso. Ogni pregog produce un rapporto. I tre rapporti sono analizzati da un computer che determina se c’è un rapporto di maggioranza, cioè se almeno due predizioni del crimine futuro sono sovrapponibili e sostanzialmente coincidenti. Tale capacità predittiva ha consentito l’abolizione del sistema post-crimine basato su sanzioni e prigioni. Ma si fonda su predizioni imperfette: quando esiste un rapporto di maggioranza ne esiste ineluttabilmente uno di minoranza.

Nelle prime pagine del racconto uno dei protagonisti pronuncia la seguente frase: “Lei ha probabilmente afferrato qual è il fondamentale difetto della metodologia precrimine dal punto di vista legale. Noi arrestiamo individui che non hanno infranto nessuna legge” [P.K. Dick, Rapporto di minoranza, trad. it. di P. Prezzavento, Fanucci editore, 2002, p. 29].

Chissà se l’intelligenza artificiale dei progetti MARVEL e PROTECTOR produce rapporti di minoranza. Sarebbe interessante saperlo, anche se a cose fatte.

ANVUR’s complicated relationship with the COARA agreement

07.11.2023

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Gattopardo_(film)#/media/File:Fotogramma_ballo_Il_Gattopardo.png

AISA: Taking all the running one can do, to keep in the same place: ANVUR’s complicated relationship with the COARA agreement

AISA: ANVUR e COARA: una relazione complicata

[…]

“Why did ANVUR sign the COARA agreement but failed to fulfill its commitments?
The ANVUR employees could justify themselves by saying that they are obliged to follow the orders of the Ministry according to the Italian laws and administrative regulations in force. Yet, if this is the case, why did they sign an agreement that they have no authority to apply? Why does an ANVUR official sit on the COARA steering board? In what capacity does the ANVUR participate in the meetings of the Italian National Chapter?
On the other hand, if the ANVUR has at least some power to break the bureaucratic chains that imprison Italian research, why has it not used that power? Did it sign the agreement from the beginning with the hidden intention of changing things only to keep them the same?
In any case, whether the agency does not respect its signature because it cannot or because it does not want to, two questions are hard to avoid. Is its participation in the steering board and in the Italian national chapter still compatible with the COARA agreement? And how can COARA ensure that its members honor their commitments if they seem unable or unwilling to do so?”

“La valutazione della ricerca in Italia è amministrativa e centralizzata nelle mani dell’ANVUR, agenzia i cui vertici sono di nomina governativa, sotto il controllo regolamentare del ministero dell’università e della ricerca (MUR). Questa valutazione di stato ricorre capillarmente alla bibliometria, vale a dire a computazioni basate sul numero di pubblicazioni e citazioni come riportato da due database oligopolistici e proprietari, Scopus e Clarivate Analytics (ISI), o come calcolato in base a liste tramite le quali l’ANVUR stabilisce, per via amministrativa, sia la scientificità sia l’eccellenza delle riviste.

Ciò nonostante l’agenzia ha aderito a COARA, coalizione promossa dall’Unione Europea alla scopo di superare una valutazione esclusivamente bibliometrica, di riconoscere la molteplicità delle espressioni della ricerca e di incentrarla sulle pratiche della scienza aperta.

Finora, però, l’ANVUR non ha onorato la sua firma: ha negato la scientificità di Open Research Europe, piattaforma che la Commissione europea mette a disposizione dei partecipanti di progetti di ricerca a finanziamento comunitario per pubblicare ad accesso e con revisione paritaria aperti e ha emanato un bando per il prossimo esercizio nazionale della valutazione di stato (VQR 2020-2024) nel quale non solo l’accesso aperto è un requisito facilmente eludibile, ma sarà possibile continuare a impiegare la bibliometria, purché corredata di qualche frasetta qualitativa. La bibliometria viene inoltre usata per determinare la candidabilità dei valutatori, e rimane un requisito perentorio per commissari e candidati che desiderano concorrere all’Abilitazione scientifica nazionale, la quale conferisce un titolo indispensabile per aspirare a diventare professori.

Perché l’ANVUR non rispetta gli impegni europei che ha formalmente sottoscritto? Delle due l’una: o perché non può, essendo agli ordini del MUR, o perché non vuole, avendo avuto fin dall’inizio la recondita intenzione di paralizzare un processo che ne mette a repentaglio l’autorità, che è amministrativa e bibliometrica ma non scientifica. In ogni caso, però, è inevitabile chiedersi (1) a che titolo l’ANVUR continui a partecipare a COARA e al suo capitolo nazionale italiano, pur violandone costantemente l’accordo e (2) se e come COARA sia in grado di assicurare che i suoi aderenti mantengano le promesse in esso contenute”.

Open Data, Open Research Data

Agenzia per l’Italia Digitale (AGID), “Linee Guida recanti regole tecniche per l’apertura dei dati e il riutilizzo dell’informazione del settore pubblico

Arisi M., Open Knowledge. Access and Re-Use of Research Data in the European Union Open Data Directive and the Implementation in Italy, The Italian Law Journal no. 1 (2022)

Cadiet L, Chainais C., Quale giurisprudenza nell’era degli open data giudiziari?, in Rivista Trimestrale di Diritto e Procedura Civile, 2023, 565

Caso R., Open Data, ricerca scientifica e privatizzazione della conoscenza, Trento LawTech Research Paper nr. 48, 2022, in Diritto dell’informazione e dell’informatica, 4/5 2022, 815-836

Di Donato F., Lo stato trasparente Linked open data e cittadinanza attiva, ETS Pisa, 2010

Gobbato S., Verso l’attuazione della direttiva (UE) 2019/1024 sul riutilizzo degli open data della PA: nuove opportunità per le imprese, Media Laws, 2/2020

Gobbato S., Open Science and the reuse of publicly funded research data in the new Directive (EU) 2019/1024, Journal of Ethics and Legal Technologies – Volume 2(2) – November 2020

Guarda P., Il regime giuridico dei dati della ricerca scientifica, Università degli Studi di Trento, 2021

Rossa S, Open Data e amministrazioni regionali locali. Riflessioni sul processo di digitalizzazione partendo dall’esperienza della Regione Piemonte, in Diritto dell’Informazione e dell’Informatica, 2019, 1121

Tresca M., Lo “stato digitale” Big Data, Open Data e algoritimi: i dati al servizio della pubblica amministrazione, in Rivista Trimestrale di Diritto Pubblico, 2/2021

Strazza G., I dati aperti in Italia: un focus sull’”openness” digitale dei Comuni, in federalismi.it, 34/2022,152-179

La protezione dei dati personali dei soggetti vulnerabili nella dimensione digitale

Trento, 9 novembre 2023

Seminario

La protezione dei dati personali dei soggetti vulnerabili nella dimensione digitale

Ciclo: 

Lawtech seminars

Lawtech IT seminars

9 novembre 2023

Orario di inizio 

15:00

Palazzo di Giurisprudenza – Via Verdi 53, Trento

Aula A

Relatrice:

Valentina Cuocci (Università di Foggia)

Discussant:

  • Roberto Caso (Università di Trento)
  • Paolo Guarda (Università di Trento)

Nuovi LawTech Student Paper

STUDENT PAPER N. 91 (NEW!)

LA CERTIFICAZIONE AI SENSI DEL GDPR: UNO STRUMENTO DI ACCOUNTABILITY PER LO SVILUPPO DELLA CULTURA DATA PROTECTION

RAZMIK VARDANIAN (2023), Trento Law and Technology Research Group, Student Paper Series; 91. Trento: Università degli Studi di Trento.


STUDENT PAPER N. 90 (NEW!)

LA DIDATTICA DEL CAPITALISMO DELLA SORVEGLIANZA: PROFILI GIURIDICI

ALICE CATALANO (2023), Trento Law and Technology Research Group, Student Paper Series; 90. Trento: Università degli Studi di Trento.