Trump e l’attacco a scienza e università

Harvard dice di opporsi a Trump. È davvero così?, 25.01.2026, trad. it. dall’originale Eric S. Chivian, Harvard Says It’s Standing up to Trump. Is It Really?, The Harvard Crimson, 29.12.2025

R. Caso, Trump e la scienza di Stato – Parte II, 19.08.2025

S. Levin, UC Berkeley shares 160 names with Trump administration in ‘McCarthy era’ move, The Guardian, 12.09.2025

D.T. Patel, A.B. Rai, and S. Sunda, Judge Hands Victory to Harvard in Funding Lawsuit, Ruling Trump Administration’s Freeze Unconstitutional, The Harvard Crimson, 03.09.2025

J.H. Russell, D. Patterson, How to save the American university, The Guardian, 24.08.2025

K.J. Wu, Scientists Are Caught in a Political Trap, The Atlantic, 23.08.2025

A. Speri, ‘Everyone is coming into fire’: students return to US campuses bruised and changed by Trump’s assault, The Guardian, 23.08,2025

D. Garisto, M. kozlov, US Supreme Court allows NIH to cut $2 billion in research grants, Nature, 22.08.2025

S. Greenhouse, Trump’s presidential philosophy is government by shakedown, The Guardian, 22.08.2025

R. Caso, La proprietà intellettuale è un’arma, 18.08.2025

F. Barone Adesi, La gold standard science di Trump è un’ulteriore minaccia per la ricerca, Scienzainrete.it, 18.08.2025

American Association of Immunologists, President Trump Issues Sweeping Executive Order Giving Political Appointees Oversight of Federal Grantmaking, 14.08.2025

M.L. Blonigen, F.Y. Yong, California Governor Gavin Newsom Calls for Garber’s Resignation Over Potential Trump Deal, The Harvard Crimson, 14.08.2025

US judge orders Trump administration to restore part of UCLA’s frozen funding, The Guardian, 13.08.2025

M. Masud-Elias, P. R. Mody, A. B. Smith, S. Garofalo Linder, Executive Branch Oversight of Federal Grantmaking: A New Era?, Arnold&Porter, 11.08.2025

F. Sabatini, La scienza sottomessa al Grande Fratello, 10.08.2025

J. Timmer, New executive order puts all grants under political control. All new funding on hold until Trump administration can cancel any previously funded grants, Ars Technica, 08.08.2025

American Society for Microbilogy, ASM Responds to Improving Oversight of Federal Grantmaking, 08.08.2025

D. Garisto, Trump order gives political appointees vast powers over research grants, Nature, 08.08.2025

E.R. Lemire, S. Saha, Harvard Doesn’t Think You Deserve a Seat at the Table, 01.08.2025

D. Pozen, Regulation by Deal Comes to Higher Ed, Balkinization, 23.07.2025

A. Cortellazzo, Con Trump la scienza è in pericolo: l’inchiesta del New York Times, Il Bo Live, 18.08.2025

L. Gerdén, T.L. Kaplan, K.N. Molden, President Garber, a Bad Deal With Trump Will Not Protect Us, The Harvard Crimson, 02.07.2025

R.D. Enos, S.Levitsky, This Isn’t Negotiation. It’s Authoritarian Extortion, The Harvard Crimson, 26.06.2025

R. Post, Assaulting Academic Freedom in the Age of Trump (June 09, 2025). Yale Law School, Public Law Research Paper, Available at SSRN: https://ssrn.com/abstract=5286936 or http://dx.doi.org/10.2139/ssrn.5286936

R. Caso, La svolta autoritaria contro la scienza, L’Adige, 05.06.2025 (v. anche R. Caso, Trump decide per decreto qual è la migliore scienza (di Stato), 27.05.2025)

B. Barbisan, L’academic freedom al tempo di Trump. Un dialogo con Robert Post e Bruce Ackerman: Parte II, Diario di diritto pubblico, 05.06.2025

B. Barbisan, L’academic freedom al tempo di Trump. Un dialogo con Robert Post e Bruce Ackerman: Parte I, Diario di diritto pubblico, 04.06.2025

R. Caso, Trump, Musk e il grande fratello (DOGE) dei dati, 28.05.2025

R. Caso, Trump decide per decreto qual è la migliore scienza (di Stato), 27.05.2025

R. Caso, Giudici a difesa dell’università, 25.05.2025

R. Caso, Harvard respinge le minacce dell’amministrazione Trump, 15.04.2025

F. Suman, Il Project 2025 ispira l’attacco alla scienza negli Stati Uniti, Il Bo Live, 09.04.2025

F. Barone Adesi, Trump e i suoi primi 60 giorni di assedio alla scienza, Scienzainrete.it, 02.04.2025

R. Caso, Otto giuristi scrivono sull’attacco di Trump alle università americane, 30.03.2025

G. Pascuzzi, Trump e le Università e la ricerca, 27.03.2025

E. Benelli, Trump: attacco alla scienza o alla libertà?, Scienzainrete.it, 28.02.2025

A. Massariolo, Gli archivi della ricerca medica USA sono a rischio a causa degli ordini esecutivi di Trump, Il Bo Live, 18.02.2025

How Trump 2.0 is reshaping science, Nature, 26.02.2025-…

US universities, The Guardian

American Association of University Professors, Political Attacks on Higher Education

Stranger things: mostri giuridici contro la scienza aperta

Siena, 26.01.2026

– 26.01.2026, Stranger things: mostri giuridici contro la scienza aperta. Dalla proprietà intellettuale alla pseudo-proprietà intellettuale, DIBATTITO CRITICO:
Analisi delle dinamiche editoriali e dei loro impatti sulla ricerca
, Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia (ADI), Siena 26.01.2026

Slide disponibili qui, in versione inglese qui.

Harvard dice di opporsi a Trump. È davvero così?

25 gennaio 2026

By Megan M. Ross

Traduzione in italiano dall’originale Eric S. Chivian, Harvard Says It’s Standing up to Trump. Is It Really?, The Harvard Crimson, 29.12.2025

Per quasi tutti gli ultimi 65 anni ho fatto parte di Harvard, da quel giorno del 1960 in cui salii i gradini della Thayer South per iniziare il mio primo anno, fino al periodo trascorso alla Harvard Medical School, sia come studente sia come professore. Ma mai, in tutto questo tempo, mi sono vergognato così profondamente dell’Università, né ho temuto così tanto per il suo futuro, come in questo momento.

Solo poche settimane fa, il preside della Harvard School of Public Health Andrea A. Baccarelli ha licenziato la professoressa Mary T. Bassett, classe ’74, medico e studiosa di sanità pubblica di fama internazionale e pluripremiata, dal suo ruolo di direttrice del François-Xavier Bagnoud Center for Health and Human Rights, un centro che l’amministrazione Trump aveva precedentemente preso di mira per presunto antisemitismo. La professoressa Bassett è ora la seconda donna di colore ad Harvard a perdere la sua posizione di leadership , la prima è stata l’ex presidente di Harvard Claudine Gay.

Quando il presidente Donald Trump ha iniziato il suo attacco contro Harvard e altre università americane, non era chiaro come avrebbe reagito Harvard. Alcuni membri dell’università forse credevano che ci fosse qualche speranza che i suoi attacchi alle pratiche DEI [Diversity, Equity, and Inclusion] avrebbero sortito l’effetto contrario. Dopotutto, provenivano da una persona palesemente razzista, che aveva definito il procuratore distrettuale di Manhattan Alvin L. Bragg Jr., classe ’95, di colore, un “animale”, Haiti e i paesi africani “paesi di merda” e molti migranti messicani “spacciatori” e “stupratori”.

Altri potrebbero aver sperato che anche la crociata di Trump contro Harvard per il suo presunto antisemitismo fallisse, data la sua storia antisemita: ha ospitato Nick Fuentes, negazionista dell’Olocausto, nel suo resort Mar-a-Lago e ha detto che alcuni neonazisti che hanno marciato a Charlottesville cantando “Gli ebrei non ci sostituiranno” erano “persone molto perbene”.

Ma quelle speranze sono state deluse quando, ad aprile, l’amministrazione Trump ha inviato ad Harvard una seconda lista di richieste estreme, minacciando di tagliare i principali finanziamenti federali all’Università se tali richieste non fossero state soddisfatte.

Tre giorni dopo, il presidente di Harvard Alan M. Garber ’76 ha risposto – usando un linguaggio che avrebbe potuto essere quello di Thomas Jefferson – rifiutandosi di ottemperare e sottolineando la “convinzione dell’Università che la ricerca coraggiosa e senza restrizioni della verità liberi l’umanità”. La mossa è stata applaudita non solo ad Harvard, ma da molti in tutto il mondo. A differenza di altre università, Harvard ha avuto il coraggio di prendere posizione contro la tirannia e preservare la propria indipendenza e integrità.

Ma nella lettera di Garber c’era anche una rassicurazione al presidente Trump che Harvard aveva già combattuto l’antisemitismo all’interno dell’università e che aveva intenzione di “fare molto di più”.

Ora è chiaro cosa intendesse dire. Nonostante Gaza sia in rovina, con gli ospedali distrutti e più di 50.000 bambini palestinesi uccisi o feriti secondo l’UNICEF; nonostante ci sia un mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità, Harvard ha, di fatto, silenziosamente eseguito gli ordini di Trump.

L’Università ha sospeso l’iniziativa “Religione, conflitto e pace” della Divinity School, ha licenziato i docenti responsabili del Centro studi sul Medio Oriente della Graduate School of Arts and Sciences e ha sospeso la collaborazione di ricerca tra il Centro FXB e l’Università di Birzeit [in Palestina, Cisgiordania]. E ora ha rimosso Bassett.

Il modello è chiaro. Tutti questi programmi e centri sono stati criticati per presunto antisemitismo nelle loro attività sulla Palestina. Quindi Harvard li ha sospesi o ha rimosso i loro leader, spesso con vaghi riferimenti a un cambiamento di orientamento. Queste azioni non solo sono vergognose, ma anche intellettualmente disoneste, difficilmente ciò che ci si aspetterebbe da Harvard. Sembrano accettare il ragionamento in malafede che confonde qualsiasi critica alla brutale campagna di Netanyahu o qualsiasi preoccupazione per il popolo palestinese con l’antisemitismo.

C’è un’altra questione che mi riempie di vergogna. Mentre i finanziamenti federali di Harvard erano a rischio, più di 100 dipendenti di diverse facoltà e centri affiliati sono stati licenziati per motivi di bilancio. E Harvard ha permesso che diversi progetti di ricerca fondamentali venissero chiusi, invece di sostenerli affinché potessero continuare. Questo nonostante abbia registrato una crescita di quasi 4 miliardi di dollari nel suo fondo di dotazione, che ora include quasi 450 milioni di dollari investiti in un portafoglio Bitcoin, un investimento rischioso e insostenibile dal punto di vista ambientale, con le massicce emissioni di carbonio del mining di Bitcoin, gli alti livelli di inquinamento atmosferico e l’enorme fabbisogno di acqua per il raffreddamento.

Harvard potrà anche affermare che tutti questi fondi di dotazione sono stati già destinati, ma l’ex rettore dell’università Lawrence H. Summers ha sostenuto in aprile che, in caso di emergenza, ci sono modi in cui Harvard può utilizzare la sua dotazione, anche i fondi destinati a scopi specifici. Non è forse questa un’emergenza per Harvard?

In tutte queste decisioni, il ruolo della Harvard Corporation, formalmente il presidente e i membri del Harvard College, viene spesso trascurato. Harvard afferma di avere due “consigli di amministrazione”, ma il secondo, il Board of Overseers eletto dagli ex studenti, svolge principalmente un ruolo consultivo. Al contrario, la Corporation, che dirige le finanze e guida la strategia dell’Università, è autoselezionata e si autoalimenta.

Trovo difficile credere che le decisioni sopra discusse siano state prese senza la sua approvazione, se non addirittura dalla stessa Corporation. Le riunioni della Corporation sono quasi sempre a porte chiuse e le decisioni che prende non sono significativamente responsabili, come in altre società, nei confronti dei suoi stakeholder: il corpo docente, gli studenti o persino gli ex alunni di Harvard.

Queste recenti decisioni hanno portato disonore e vergogna all’Università e sollevano interrogativi sull’opportunità di mantenere la forma di governance della Harvard Corporation.

Eric S. Chivian, classe 1964, è stato Assistant Clinical Professor of Psychiatry alla Harvard Medical School. Nel 1985 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace in qualità di cofondatore dell’organizzazione International Physicians for the Prevention of Nuclear War (Medici Internazionali per la Prevenzione della Guerra Nucleare).

https://www.oeb.harvard.edu/people/dr-eric-s-chivian

Vedi anche:

R. Caso, Trump e la scienza di Stato – Parte II, 19.08.2025

R. Caso, La proprietà intellettuale è un’arma, 18.08.2025

R. Caso, La svolta autoritaria contro la scienza, L’Adige, 05.06.2025 (v. anche R. Caso, Trump decide per decreto qual è la migliore scienza (di Stato), 27.05.2025)

R. Caso, Trump, Musk e il grande fratello (DOGE) dei dati, 28.05.2025

R. Caso, Trump decide per decreto qual è la migliore scienza (di Stato), 27.05.2025

R. Caso, Giudici a difesa dell’università, 25.05.2025

R. Caso, Harvard respinge le minacce dell’amministrazione Trump, 15.04.2025

R. Caso, Otto giuristi scrivono sull’attacco di Trump alle università americane, 30.03.2025

G. Pascuzzi, Trump e le Università e la ricerca, 27.03.2025

AI, privacy e deontologia giornalistica

23.01.2026

23.01.2026, AI, privacy e deontologia giornalistica, FIGILo Festival dell’informazione giornalistica locale, “AI, privacy e deontologia giornalistica”, Lecce

Letture:

  • Codice deontologico giornalisti (giugno 2025), art. 19 Intelligenza artificiale

1. Fermo restando l’uso consapevole delle nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale non può in alcun modo sostituire l’attività giornalistica.

2. Quando si avvale del contributo dell’intelligenza artificiale, la/il giornalista:

a) ne rende esplicito l’utilizzo nella produzione e nella modifica di testi, immagini e sonori, di cui assume comunque la responsabilità e il controllo, specificando il tipo di contributo;

b) verifica fonti e veridicità dei dati e delle informazioni utilizzati.

3. In nessun caso il ricorso all’intelligenza artificiale può considerarsi esimente in tema di obblighi deontologici.

  • Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale e modifica i regolamenti (CE) n, 300/2008, (UE) n, 167/2013, (UE) n, 168/2013, (UE) 2018/858, (UE) 2018/1139 e (UE) 2019/2144 e le direttive 2014/90/UE, (UE) 2016/797 e (UE) 2020/1828 (regolamento sull’intelligenza artificiale)Testo rilevante ai fini del SEE.
  • Regolamento (UE) 2024/1689 (intelligenza artifciale) AI Act, art. 50 par. 4

4. I deployer di un sistema di IA che genera o manipola immagini o contenuti audio o video che costituiscono un «deep fake» rendono noto che il contenuto è stato generato o manipolato artificialmente. […]

I deployer di un sistema di IA che genera o manipola testo pubblicato allo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico rendono noto che il testo è stato generato o manipolato artificialmente. Tale obbligo non si applica […] se il contenuto generato dall’IA è stato sottoposto a un processo di revisione umana o di controllo editoriale e una persona fisica o giuridica detiene la responsabilità editoriale della pubblicazione del contenuto.

  • Regolamento (UE) 2024/1083 libertà dei media, art. 18

Contenuti di fornitori di servizi di media su piattaforme online di dimensioni molto grandi

1. I fornitori di piattaforme online di dimensioni molto grandi forniscono una funzionalità che consente ai destinatari dei loro servizi di:

e) dichiarare che non forniscono contenuti generati da sistemi di intelligenza artificiale senza sottoporre tali contenuti al riesame umano e al controllo editoriale […].

Anvur, reclutamento, università: l’epifania della valutazione di stato

Maria Chiara Pievatolo, AISA (05.01.2026), ROARS (16.01.2026)

Maria Chiara Pievatolo, Anvur, reclutamento, università: l’epifania della valutazione di stato

Di seguito un estratto:

ANDU, FLC-CGIL, Roars, nonché la Rete delle Società Scientifiche, hanno espresso allarme o almeno preoccupazione per i doni che lo stato si appresta a regalare alla ricerca italiana. Questi doni, che rafforzeranno i poteri, già non poco oppressivi, del ministero dell’università e della ricerca, dell’Anvur che gli è sottomesso e delle gerarchie accademiche locali, consistono:

1) in una riforma dell’amministrazione delle università, per via legislativa, che accentuerebbe il dispotismo locale dei rettori e la loro sudditanza al governo nazionale.

2) in una riforma del reclutamento, già approvata in senato, che rende i concorsi interamente locali, ma sotto il controllo dell’Anvur sia in ingresso sia in uscita;

3) in una riforma dell’Anvur, per via regolamentare e non legislativa, volta ad accentuarne ulteriormente la subordinazione al ministero.

[…]

Contro il disegno di intensificare il controllo politico di “un’università più piccola, gerarchica e precaria”, FLC-CGIL5 si è appellata alle “forze libere e pensanti dell’accademia e della comunità universitaria”. In effetti, se, dopo lustri di valutazione di stato, esistessero ancora “forze libere e pensanti”, non sarebbe loro difficile promuovere una campagna di ubbidienza civile alla costituzione, a partire dagli articoli 21 e 33. In un momento in cui dovremmo invece parlare, davanti agli stati armati per la guerra, delle condizioni della pace pubblica, continuare a compilare moduli e a supplicare favori ministeriali ci salverà, forse, come impiegati, ma certamente non come studiosi”.